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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11748/2025 del 25/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il GIP non aveva convalidato l'arresto di Sevdi, trovato durante un controllo in albergo in possesso di una carta d'identità greca risultata falsificata. Il GIP ritenne che l'arresto non fosse avvenuto in flagranza o quasi flagranza perché la carta era stata esibita alcune ore prima che venisse formalmente dichiarato lo stato di arresto (controllo alle ore 7:20, arresto alle ore 10:30 dopo accertamenti). Il pubblico ministero impugnò sostenendo che non vi fu soluzione di continuità tra la condotta del reato (possesso del documento falso) e l'intervento della polizia, e che il tempo necessario per gli accertamenti non interrompe il nesso di flagranza/quasi flagranza.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del pubblico ministero, annullando senza rinvio l'ordinanza del GIP. Ha ritenuto legittimo l'arresto, perché gli agenti avevano avuto sin dall'immediato controllo elementi idonei a collegare il documento falso all'indagato (incongruenze del documento e mismatch linguistico) e proceduto senza soluzione di continuità, effettuando gli accertamenti necessari prima di formalizzare l'arresto. Inoltre la Corte ha richiamato che l'art. 380, co. 2, lett. m-bis, dispone l'arresto obbligatorio in flagranza per i reati di cui all'art. 497-bis cod. pen.

Norme richiamate

  • art. 391 cod. proc. pen.

    Norma richiamata nel motivo di ricorso del PM relativa ai rimedi esperibili; la Corte la considera nella verifica di legittimità dell'ordinanza impugnata

  • art. 382 cod. proc. pen.

    disciplinante la flagranza e la quasi flagranza

    La Corte interpreta la flagranza/quasi-flagranza come collegamento stretto tra condotta del reo e percezione da parte della polizia; il tempo impiegato per accertamenti non interrompe il nesso se l'azione degli agenti è stata senza soluzione di continuità e basata su immediata percezione di 'cose o tracce' del reato

  • art. 497-bis cod. pen.

    possessione di documento falso valido per l'espatrio

    La condotta accertata (detenzione di carta d'identità falsa) rientra nella fattispecie punita; la Corte osserva che, anche ove si discuta di altre ipotesi connesse, il possesso falso giustifica l'intervento

  • art. 380 cod. proc. pen.

    Prevede l'arresto obbligatorio in flagranza per i delitti previsti dall'art. 497-bis; la Corte lo utilizza per rafforzare la legittimità dell'arresto operato dagli agenti

Massime di principio

  • La 'quasi flagranza' sussiste se la polizia percepisce immediatamente tracce o cose del reato e svolge accertamenti senza soluzione di continuità: il tempo necessario per verifiche non interrompe il nesso temporale se l'azione degli operanti è continuativa
  • L'arresto è legittimo quando gli agenti dispongono di elementi idonei a ritenere, con alta probabilità, la responsabilità dell'indagato rispetto al reato percepito, anche se la formalità dell'arresto avviene dopo alcune ore
  • Il possesso di documento di identificazione falso valido per l'espatrio integra una fattispecie punita dall'art. 497-bis e può giustificare l'arresto obbligatorio in flagranza previsto dall'art. 380 co.2 lett. m-bis
  • In sede di convalida dell'arresto il GIP valuta ex ante se, al momento dell'intervento, sussistevano elementi che legittimavano l'arresto; la Corte di Cassazione può annullare senza rinvio le non convalide quando la verifica riguarda una fase perentoria ormai definita
  • L'interruzione formale (es. qualche ora trascorsa per accertamenti tecnici) non è di per sé sufficiente a escludere la flagranza se l'operato della polizia è stato continuativo e motivato dalla immediata percezione delle tracce del reato

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