Cassazione Penale, Sentenza n. 27909/2022 del 18/07/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso avverso la sentenza della Corte d'Appello di Bari (16/10/2020) che aveva confermato la condanna del Coco per il reato di tentato omicidio in danno di Giuseppe D'Alessandro. I fatti: Coco cercò di investire D'Alessandro in sella a una bicicletta, gli lanciò un oggetto contundente colpendolo all'emicostato sinistro, lo colpì alla testa con una mazza da golf, ingaggiò una colluttazione durante la quale gli fu sottratta la mazza, cercò di farsi aiutare dal cane di grossa taglia, estrasse un bastone rosso e gli spruzzò in volto uno spray irritante (25/08/2010). Motivi di impugnazione: più censure tra cui il diniego della rinnovazione istruttoria per l'assunzione della testimonianza del consulente del P.M.; contestazione della credibilità e riconoscimento operato dalla persona offesa (luce/scarso riconoscimento); contestazione della ricostruzione dei fatti in relazione alla presenza/assenza di Matteo Gravina; contestazione circa la premeditazione e la dinamica, numero delle mazze da golf, e dedotta applicabilità della legittima difesa.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso in tutte le sue parti. Ha ritenuto infondati i singoli motivi: (i) l'argomento usato dalla Corte d'appello sulla incompatibilità del consulente del P.M. a svolgere la funzione di testimone è errato ma l'inadeguatezza di tale argomento non rende il motivo fondato, poiché la difesa non aveva impugnato la declaratoria di inutilizzabilità della consulenza tecnica che aveva condizionato l'esclusione della testimonianza; (ii) le contestazioni sulla credibilità del danneggiato e su dettagli marginali (luce, riconoscimento, numero mazze) non incidono sul nucleo probatorio che documenta l'aggressione violenta; (iii) le testimonianze prodotte a favore dell'imputato non dimostrano la presenza di terzi al fatto nel momento dell'aggressione e le ragioni argomentate dai giudici di merito sono logiche e coerenti; (iv) la Corte ha confermato che i rilievi della difesa non hanno messo in luce carenze logiche o contraddizioni insormontabili nella motivazione dei giudici di merito. Conseguenze: ricorso rigettato; confermata la condanna per tentato omicidio e la pena rideterminata in sede di appello in anni 4 e mesi 6 di reclusione (tenendo conto della declaratoria di non luogo a procedere per prescrizione su altri reati); condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa delle parti civili.
Norme richiamate
Giurisprudenza di legittimità (Sez. 5, n. 32045 del 10/06/2014, Rv. 261652)
"non sussiste l'incompatibilità con l'ufficio di testimone per il consulente tecnico incaricato dal P.M., non rivestendo costui la qualità di ausiliario dell'organo inquirente..."
La Corte ricorda che il consulente tecnico del P.M. non è automaticamente incompatibile con la qualità di testimone; tuttavia, nel caso concreto l'esclusione della prova era già derivata dalla declaratoria di inutilizzabilità della consulenza tecnica e la difesa non ha impugnato tale declaratoria né dimostrato l'indispensabilità della testimonianza.
Principio dell'estinzione per prescrizione (menzionato nella sentenza)
La Corte d'appello ha dichiarato il non doversi procedere per talune imputazioni in quanto estinte per prescrizione; la Cassazione ne prende atto nel rideterminare la pena in relazione ai capi rimasti procedibili.
Massime di principio
- La Corte di legittimità dà ampia deferenza alla valutazione di merito sulla credibilità delle parti e dei testi: coltivare una versione alternativa dei fatti non è sufficiente se non si mostrano errori logici, contraddizioni insanabili o violazioni di legge nella motivazione impugnata.
- La semplice rilevazione di discrepanze su elementi secondari (illuminazione, riconoscimento, numero di oggetti) non invalida il complesso probatorio quando il nucleo essenziale dei fatti (la violenta condotta) risulta coerentemente ricostruito.
- Se una prova è stata dichiarata inutilizzabile in sede di merito (es. consulenza tecnica), il ricorrente deve impugnare specificamente quella declaratoria o dimostrare l'indispensabilità della prova esclusa per ottenere la rinnovazione istruttoria in grado di incidere sull'esito.
- La giurisprudenza afferma che il consulente tecnico del P.M. non è automaticamente incompatibile con la funzione di testimone, ma la rilevanza pratica dipende dalle decisioni processuali già adottate (utilizzabilità o inutilizzabilità della consulenza).
- Quando alcune imputazioni sono estinte per prescrizione, il giudice può rideterminare la pena in relazione ai soli reati procedibili; le spese processuali e le rifusioni a favore delle parti civili possono essere confermate anche dopo il rigetto del ricorso.
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