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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19548/2022 del 18/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Landini ha impugnato la sentenza d'appello che lo aveva dichiarato colpevole del reato di appropriazione indebita, deducendo: 1) difetto di legittimazione della parte civile all'appello; 2) violazione dell'art. 511, comma 4 c.p.p. per l'utilizzo della querela; 3) mancata assunzione/riassunzione di prova dichiarativa ritenuta decisiva (dichiarazioni di Rosselli Riccardo); 4) plurimi vizi di motivazione nella dichiarazione di responsabilità; 5) intervenuta estinzione del reato per prescrizione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto i motivi in parte infondati e in parte manifestamente infondati e ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata perché il reato si è estinto per prescrizione (termine maturato a partire dal 03/11/2020, tenuto conto delle sospensioni). La Corte ha però confermato le statuizioni civili a favore di Rosselli Riccardo e ha condannato l'imputato alla rifusione delle spese sostenute nel grado dalla parte civile, liquidate nel dispositivo (importo indicato nel dispositivo della sentenza).

Norme richiamate

  • art. 530, comma 2 c.p.p.

    le pronunce di assoluzione ai sensi dell'art. 530, comma 2 sono equiparate dalla legge a quelle del primo comma e non precludono la legittimazione della parte civile ad impugnare

  • art. 511 c.p.p.

    la querela inserita nel fascicolo può essere utilizzata ai fini della procedibilità ma non può costituire di regola elemento di prova sulla credibilità della persona offesa; la valutazione probatoria deve basarsi sulle dichiarazioni rese in contraddittorio salvo eccezioni previste dalla legge

  • art. 512 c.p.p.

    prevede le ipotesi in cui la lettura della querela è consentita ai fini probatori (es. impossibilità della testimonianza)

  • art. 431 c.p.p.

    norme sulle letture consentite nel processo; conferma che la querela ha natura principalmente procedurale e non probatoria ordinaria

  • art. 603, comma 3-bis c.p.p.

    disciplinando la rinnovazione della prova dichiarativa, la norma non impone la rinnovazione quando la riforma in appello si fondi sulla valutazione di un compendio documentale o su riscontri esterni che corroborano le dichiarazioni; obbligo di rinnovazione sussiste solo se la riforma si basa esclusivamente su diversa valutazione della prova dichiarativa

  • art. 129 c.p.p.

    prevede la dichiarazione delle cause di non punibilità (es. prescrizione); la Corte ha ricordato che tali cause possono essere rilevate solo se l'impugnazione è valida (non in caso di inammissibilità del ricorso)

Massime di principio

  • La parte civile è legittimata a proporre impugnazione avverso una sentenza assolutoria, indipendentemente dalla specifica formula dell'assoluzione (art. 530 c.p.p.).
  • La querela, sebbene inserita nel fascicolo, non può di regola essere utilizzata dal giudice come prova della credibilità della persona offesa; occorre valorizzare le dichiarazioni rese in contraddittorio, salvo i casi di impossibilità della testimonianza previsti dall'ordinamento.
  • In appello non vi è sempre l'obbligo di rinnovare la prova dichiarativa decisiva: la rinnovazione è necessaria quando la riforma si basa esclusivamente su una diversa valutazione della prova dichiarativa; non è invece obbligatoria quando emergono riscontri documentali o altri elementi esterni che corroborano le dichiarazioni.
  • Se, al momento della decisione della Corte di Cassazione, il termine di prescrizione del reato è maturato, la Cassazione può annullare la sentenza senza rinvio per estinzione del reato per prescrizione.
  • Le statuizioni civili (risarcimento o condanna alle spese civili) possono essere confermate anche quando il reato penale è dichiarato estinto per prescrizione; la prescrizione estingue il reato penale ma non necessariamente i diritti civili riconosciuti in sede penale.

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