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Sentenza

Sentenza n. 7454/2026 - Roma, Sezione 2B

per l'annullamento - del decreto n. -OMISSIS- di rigetto del riconoscimento della domanda di emersione dal lavoro irregolare n. -OMISSIS- emesso il -OMISSIS- e notificato in data -OMISSIS-; - nonché di tutti gli atti connessi, presupposti e/o consequenziali

Giustizia amministrativa202302762

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. I terSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: decreto prefettizio di rigetto della domanda di emersione dal lavoro irregolare

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (prefettura)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il decreto prefettizio di rigetto della domanda di emersione presentata da una datrice di lavoro per la formalizzazione di un rapporto di lavoro domestico. Ha riferito di avere prestato attività lavorativa per circa un anno, di essere stato licenziato verbalmente e di avere appreso che la domanda era stata rigettata perché disconosciuta dalla datrice di lavoro. Ha sostenuto, in termini generici, che sussistevano tutti i requisiti di legge per l'accoglimento della domanda di regolarizzazione e ha invocato un preteso diritto alla regolarizzazione e al rilascio di un permesso di soggiorno per attesa occupazione, deducendo la nullità e l'illegittimità del decreto e degli atti connessi. Non ha tuttavia specificato le norme violate, le ragioni concrete di illegittimità dell'atto né ha prodotto il provvedimento impugnato o documentazione a sostegno delle circostanze dedotte.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso inammissibile per assoluta genericità. Il ricorrente non ha argomentato né documentato l'asserita sussistenza dei requisiti di legge per la regolarizzazione, non ha indicato specifici vizi del decreto e ha omesso di allegare la documentazione rilevante, limitandosi ad affermazioni apodittiche e a un generico richiamo alla nullità e illegittimità dell'atto. Il ricorso difettava sia di una compiuta esposizione sommaria dei fatti sia dell'indicazione di motivi specifici, richiesta dall'art. 40 c.p.a. Le spese di lite sono state compensate, poiché l'amministrazione resistente non aveva svolto alcuna difesa.

Norme richiamate

  • art. 40 c.p.a.

    Il ricorso deve contenere una compiuta esposizione sommaria dei fatti e motivi specifici; l'assoluta genericità delle doglianze determina l'inammissibilità del ricorso.

  • art. 35, comma 1, c.p.a.

    Richiamato dal giudice nell'ambito della decisione definitoria.

  • art. 73, comma 3, c.p.a.

    Il ricorrente è stato previamente avvisato della possibile inammissibilità del ricorso per assoluta genericità dei motivi.

Massime di principio

  • Il ricorso amministrativo è inammissibile quando si limita ad affermazioni apodittiche di illegittimità o nullità dell'atto, senza indicare specificamente le norme violate, i vizi dedotti e le ragioni per cui il provvedimento sarebbe illegittimo.
  • L'onere di allegare e documentare i fatti posti a fondamento della domanda grava sul ricorrente; la mancata produzione dell'atto impugnato e della documentazione rilevante, unita alla genericità delle allegazioni, impedisce al giudice di individuare concretamente l'oggetto e i motivi della contestazione.
  • L'invocazione generica della sussistenza di tutti i requisiti di legge per ottenere una regolarizzazione non integra motivi specifici di ricorso né consente di accertare la fondatezza della pretesa sostanziale.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaLegittimazione e interesse a ricorrere
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiOnere della prova e principio dispositivo

Testo integrale

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