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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9461/2025 del 07/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Unico motivo: vizio di motivazione ritenuto carente e logico, errata applicazione della legge penale e contestazione dell'eccessività della pena; richiesta del riconoscimento nella massima estensione delle attenuanti generiche per pervenire a una pena nei minimi edittali. Il ricorrente contestava la conferma della condanna per false dichiarazioni nella istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, con riferimento ai redditi della sorella e al sussidio di disoccupazione

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza e genericità. La Corte di Cassazione ha ritenuto corretta la motivazione della Corte d'appello, che ha inferito il dolo dalla macroscopica divergenza tra i redditi dichiarati e quelli effettivi del nucleo familiare (redditi lordi 2017: dichiarati euro 11.854,396 vs effettivi euro 22.458,00; 2018: dichiarati euro 10.819,58 vs effettivi euro 20.807,00), escludendo la buona fede. La Corte ha confermato la valutazione sulla rilevanza dell'intensità del dolo e sulle modalità dell'azione come giustificative del discostamento della pena dai minimi edittali e ha ritenuto non provata la prevalenza delle attenuanti generiche. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende

Norme richiamate

  • d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 95

    art. 95 d.P.R. n. 115/2002

    Le false indicazioni o omissioni nelle dichiarazioni per l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato richiedono il dolo generico rigorosamente provato; l'errore dovuto a difetto di controllo (colpa) non è sufficiente a escludere il reato, salvo il caso del dolo eventuale

  • Giurisprudenza consolidata (Sez. 4, n. 7192 del 11/01/2018, Zappia, Rv. 272192)

    Sez. 4, n. 7192 del 11/01/2018, Zappia, Rv. 272192

    Precedente che afferma che per i reati relativi a false dichiarazioni per il gratuito patrocinio occorre dimostrare il dolo; la macroscopica discrepanza tra redditi dichiarati ed effettivi può essere indice sufficiente di dolo

Massime di principio

  • Nei reati di false dichiarazioni per ottenere il patrocinio a spese dello Stato, la corte confluisce verso l'esistenza del "dolo" quando sussista una macroscopica divergenza tra redditi dichiarati ed effettivi; tale divergenza rende difficile invocare la buona fede
  • Spetta al ricorrente fornire elementi concreti per provare l'ignoranza scusabile o l'errore di fatto; mere affermazioni generiche non sono sufficienti
  • La presenza di indicazioni dei conviventi senza l'indicazione dei loro redditi, specialmente quando ciò innalza il limite reddituale per l'accesso al beneficio, è valutata negativamente e può rafforzare la prova del dolo
  • La Corte può discostarsi dai minimi edittali quando le modalità dell'azione e l'intensità del dolo risultano particolarmente significative
  • Le circostanze attenuanti generiche richiedono elementi positivi di valutazione: la sola partecipazione al processo non costituisce di per sé un indice positivo idoneo a prevalere
  • I ricorsi in Cassazione che si limitano a reiterare censure già disattese in sede di appello e non prospettano nuovi profili di illegittimità sono frequentemente dichiarati inammissibili per manifesta infondatezza o genericità

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