Sentenza n. 7768/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 4
per la riforma della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia (Sezione IV) n. 3380/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Sentenza del TAR Lombardia, Sez. IV, n. 3380/2024, che aveva annullato per illegittimità derivata il diniego di permesso di costruire del 23 dicembre 2020, relativo alla realizzazione di un fabbricato residenziale-terziario nel lotto 10 del Piano attuativo n. 11
Esito
Favorevole al resistente (richiedente titolo edilizio)
Prevale il privato
La controversia
La società aveva impugnato il diniego del permesso di costruire del 23 dicembre 2020 e gli atti connessi, deducendo illegittimità derivata, incompetenza, violazione della convenzione urbanistica del 6 ottobre 2010, violazione dell’art. 10-bis della l. 241/1990, violazione degli artt. 20 del d.P.R. 380/2001, 1 e 6 della l. 241/1990, illogicità, sviamento, contraddittorietà, difetto di motivazione e violazione dell’obbligo di leale collaborazione. Il TAR aveva accolto il ricorso per illegittimità derivata dalla delibera consiliare n. 76/2020, già annullata con sentenza n. 2763/2024 per incompetenza, ritenendo che il diniego dirigenziale fosse conseguente e vincolato alla decisione consiliare. Il Comune ha appellato sostenendo che il precedente ricorso contro la delibera consiliare fosse carente nell’indicazione delle norme violate e che la delibera avesse distintamente esercitato la facoltà prevista dalla convenzione e formulato un indirizzo al responsabile del servizio, senza invadere le competenze gestionali. Ha inoltre riproposto le difese di primo grado sui motivi rimasti assorbiti.
La decisione
Il Consiglio di Stato respinge l’appello. Conferma che la delibera consiliare n. 76/2020 aveva deciso in senso negativo sulla domanda edilizia, giudicando non sostenibile la proposta per l’impatto ambientale e sullo skyline urbano, e aveva richiesto la riduzione dell’altezza del fabbricato, impartendo indicazioni sul trasferimento della superficie lorda residua. Tale valutazione, pur qualificata dal Comune come indirizzo, aveva contenuto puntuale e decisorio sulla domanda di permesso, invadendo la competenza gestionale riservata al dirigente o al responsabile dell’ufficio. L’art. 20 del d.P.R. 380/2001 attribuisce a questi ultimi la decisione sul rilascio del permesso e non contempla ingerenze consiliari mediante direttive o indirizzi. Poiché il diniego dirigenziale del 23 dicembre 2020 non poteva avere contenuto diverso dalla deliberazione consiliare presupposta, l’illegittimità di quest’ultima si è riverberata sul diniego. Le ulteriori difese comunali sui motivi di primo grado assorbiti non sono esaminate. Nessuna statuizione sulle spese d’appello, data la mancata costituzione della società appellata.
Norme richiamate
mentre l’art. 20 del T.U. Edilizia riserva proprio a tale soggetto la decisione in merito al rilascio del permesso di costruire, senza contemplare possibili ingerenze, neppure attraverso la formulazione di direttive o di indirizzi, del Consiglio o della Giunta comunale in tale ambito procedimentale.
La decisione amministrativa sulla domanda di permesso di costruire spetta al dirigente o responsabile dell’ufficio; gli organi politici non possono interferirvi mediante direttive o indirizzi che determinino in concreto l’esito della pratica.
la competenza esclusiva a decidere sulle istanze di permesso di costruire spetta al dirigente o responsabile dell'ufficio tecnico/sportello unico e che una simile competenza discende dal principio cardine di separazione tra funzioni di indirizzo politico (degli organi di governo) e funzioni di gestione amministrativa (dei dirigenti), codificato nell'art. 107 del TUEL e nell'art. 13 del d.P.R. 380/2001.
La separazione tra indirizzo politico e gestione amministrativa comporta che la decisione finale sulle istanze edilizie appartenga ai dirigenti, non agli organi di governo.
la competenza esclusiva a decidere sulle istanze di permesso di costruire spetta al dirigente o responsabile dell'ufficio tecnico/sportello unico e che una simile competenza discende dal principio cardine di separazione tra funzioni di indirizzo politico (degli organi di governo) e funzioni di gestione amministrativa (dei dirigenti), codificato nell'art. 107 del TUEL e nell'art. 13 del d.P.R. 380/2001.
La competenza a definire le istanze di permesso di costruire è attribuita al dirigente o responsabile dell’ufficio tecnico, in coerenza con la separazione tra funzioni politiche e gestionali.
Massime di principio
- La competenza a decidere in via finale sulle istanze di permesso di costruire spetta al dirigente o al responsabile dell’ufficio tecnico; gli organi politici non possono sostituirsi a tale soggetto né condizionarne l’esito con direttive o indirizzi che contengano una decisione puntuale sulla domanda.
- La qualificazione formale di una deliberazione consiliare come atto di indirizzo non è decisiva: se il suo contenuto determina in concreto l’accoglimento o il diniego di una domanda edilizia, essa invade la competenza gestionale riservata ai dirigenti.
- Quando il diniego dirigenziale di un permesso di costruire è sostanzialmente vincolato da una precedente deliberazione consiliare adottata in materia riservata alla gestione dirigenziale, l’illegittimità di quest’ultima si riflette sul diniego per illegittimità derivata.
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La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
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