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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17348/2023 del 26/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Cesco: deduceva insufficiente motivazione nella negazione della concessione massima delle circostanze attenuanti generiche nonostante la sua collaborazione, prospettando che la Corte territoriale non aveva adeguatamente valutato gli elementi favorevoli. Varca: censurava la motivazione in ordine al rigetto della richiesta di assoluzione per carenza dell'elemento psicologico del reato e la errata qualificazione del suo ruolo rispetto alla Euro Service srls (sosteneva di non essere amministratore di fatto, ma che la gestione fosse del Riccardi), contestando l'uso di elementi quali frequentazioni, legami parentali e acquisti come indizi di responsabilità.

La decisione

Entrambi i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili. Sul punto di Cesco la Corte di cassazione ha ritenuto manifestamente infondato il motivo: la Corte d'appello aveva valutato la collaborazione riconoscendo le attenuanti generiche ma, bilanciandole con elementi ostativi (serialità delle condotte, pluralità di illeciti, lungo arco temporale), aveva legittimamente escluso la loro estensione massima e rideterminato la pena. Quanto a Varca, la Corte ha giudicato le doglianze meramente reiterative rispetto a quanto già esaminato in appello; la qualificazione di "amministratore di fatto" era stata motivata sulla base di una serie convergente di elementi (rapporti parentali, intercettazioni, ruolo della Euro Service come società di comodo, dichiarazioni del prestanome Riccardi) e pertanto la censura non superava il sindacato di legittimità. I ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali e al versamento di Euro 3.000 alla Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • Decreto-Legge 137/2020, art. 23, comma 8

    richiamato come norma procedurale per la trasmissione della requisitoria scritta della Procura Generale; utilizzato per indicare che la Procura ha concluso per l'inammissibilità dei ricorsi

  • Costituzione, art. 27

    richiamato a supporto del principio di individualizzazione della pena: la Corte ha ritenuto congruo il trattamento sanzionatorio nel suo complesso rispetto alle esigenze di personalizzazione della pena

  • Codice di procedura penale, art. 616

    applicato per la condanna al pagamento di una somma (Euro 3.000) in favore della Cassa delle Ammende a carico dei ricorrenti, in caso di inammissibilità dei ricorsi

Massime di principio

  • La valutazione dell'estensione delle circostanze attenuanti generiche è rimessa al giudice e la mancata concessione nella massima estensione, motivata con considerazioni sulla serialità, pluralità di illeciti e durata temporale, è sindacabile in Cassazione solo se viziata da illogicità manifesta o insufficienza motivazionale.
  • In Cassazione sono inammissibili censure meramente reiterative rispetto a quelle già sollevate in appello: il ricorso deve confrontarsi specificamente con la motivazione della sentenza impugnata e non limitarsi a riproporre argomentazioni già valutate.
  • La qualificazione di "amministratore di fatto" può essere desunta da una serie convergente di elementi (rapporti personali/parentali, intercettazioni, comportamento aziendale, utilizzo di società di comodo e dichiarazioni di prestanome); non è necessario un singolo elemento probatorio assoluto.
  • Per far dichiarare inammissibile o infondato un provvedimento motivato, occorre dimostrare contraddizioni o illogicità specifiche nella motivazione: argomentazioni generiche o omissioni non superano il filtro di ammissibilità della Suprema Corte.
  • L'inammissibilità del ricorso comporta normalmente condanna alle spese e può comportare il pagamento della somma a favore della Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; pertanto va valutata la fondatezza della censura prima di proporre ricorso in Cassazione.

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