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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8659/2023 del 28/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnava la conferma della condanna per appropriazione indebita (art. 646 c.p.) emessa dal Tribunale di Novara e confermata dalla Corte di appello di Torino. Ha dedotto tre motivi: 1) vizio di motivazione per contraddittorietà e illogicità nella valutazione della validità della querela e nell'attribuzione della titolarità dei beni al querelante (De Stasio) sulla base delle sue sole dichiarazioni; 2) vizio di motivazione nel ritenere il dolo senza considerare un documento datato 01/08/2011 e la pendenza di un giudizio agrario, sostenendo che l'esito del giudizio civile non vincola l'accertamento penale; 3) violazione di norme processuali e vizio motivazionale in relazione all'art. 581 c.p.p. circa la ritenuta recidiva, con critica per mancata motivazione e per genericità del motivo di appello.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità e per pedissequa reiterazione di motivi già proposti in appello e puntualmente disattesi, confermando che non è possibile in sede di legittimità rinnovare la valutazione del fatto o delle prove. Ha richiamato la conformità motivazionale ('doppia conforme') tra primo grado e appello, ritenendo esaustiva la spiegazione sulla validità della querela e sull'attribuzione della condotta alla ricorrente, nonché sull'irrilevanza del document o civile e della pendenza agraria ai fini penali. Ha inoltre ritenuto il motivo sulla recidiva generico e quindi inammissibile. Il ricorso è quindi respinto e la ricorrente è condannata alle spese.

Norme richiamate

  • art. 646 cod. pen.

    Norma del reato contestato (appropriazione indebita). È stata applicata per qualificare il fatto; la Corte ha ritenuto provata la condotta e il dolo richiesti dalla norma.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione ai limiti di esposizione dei motivi nel ricorso per cassazione; la Corte osserva che il ricorso riporta i motivi nei limiti strettamente necessari ai sensi di questa disposizione.

  • art. 591, comma 1, lett. c) cod. proc. pen.

    Richiamato per il principio secondo cui è inammissibile il ricorso che non attui un concreto confronto tra le argomentazioni della decisione impugnata e quelle dell'impugnazione; la Corte ha ritenuto mancante la specificità del ricorso.

  • art. 581, comma 1, lett. d) cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione ai requisiti che devono sorreggere i motivi di appello: la parte deve indicare ragioni di diritto e elementi di fatto; la Corte ha ritenuto il motivo sulla recidiva meramente teorico e privo di collegamento con il caso concreto, essendo perciò inammissibile.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non riesamina fatti e valutazioni probatorie: i motivi che si limitano a chiedere una diversa lettura delle prove sono inammissibili.
  • La mancanza di specificità e la mera riproposizione di argomentazioni già respinte in appello conducono all'inammissibilità del ricorso per cassazione (principio della "pedissequa reiterazione").
  • Quando appello e primo grado concordano nella motivazione ('doppia conforme'), la Corte di Cassazione richiede motivi particolarmente specifici e non accetta critiche generiche sulla persuasività della motivazione.
  • Il soggetto legittimato a proporre querela per appropriazione indebita può non essere il proprietario formale se risulta detentore legittimo della cosa; le questioni civili (esito di giudizi o scritture private) possono risultare irrilevanti ai fini della responsabilità penale se non incidono sulla ricostruzione probatoria.
  • I motivi di appello e di cassazione che contestano circostanze aggravanti o recidiva devono indicare fatti e prove specifiche che giustifichino la richiesta; enunciazioni teoriche sono inammissibili.

Testo integrale

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