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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42693/2023 del 19/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente chiedeva l'applicazione di misure alternative alla detenzione: affidamento in prova ai servizi sociali ovvero detenzione domiciliare. Il Tribunale aveva respinto l'istanza ritenendo accertata l'irreperibilità dell'istante nel territorio dello Stato. In cassazione il difensore ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione, lamentando l'assenza della relazione finale dell'UEPE (permalattia dell'assistente sociale), controlli insufficienti presso l'abitazione della madre e la produzione di documentazione sull'attività lavorativa dell'interessato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per genericità e per il mancato confronto con l'argomento decisivo del diniego (l'irreperibilità). Ha richiamato il principio secondo cui l'affidamento in prova presuppone la continua reperibilità dell'interessato, principio esteso anche alla detenzione domiciliare, e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di Euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • Giurisprudenza: Sez. 1, n. 22442 del 17/01/2019 (Falbo, Rv. 276191)

    L'affidamento in prova al servizio sociale richiede la continua reperibilità dell'interessato prima dell'applicazione e nel corso dell'esecuzione della misura; tale principio è applicabile anche alla detenzione domiciliare.

  • Corte Costituzionale, sentenza n. 186/2000

    Non si ravvisano profili di esenzione da responsabilità nella determinazione della causa di inammissibilità; è quindi possibile la condanna del ricorrente alle spese e alla cassa delle ammende.

Massime di principio

  • L'irreperibilità dell'interessato sul territorio nazionale costituisce motivo idoneo a negare l'affidamento in prova e la detenzione domiciliare.
  • In cassazione i ricorsi che non contrastano espressamente e con elementi probatori l'argomento decisivo della decisione impugnata sono inammissibili per genericità.
  • Per ottenere misure alternative è essenziale dimostrare la continua reperibilità mediante documenti e verifiche concrete (relazioni UEPE, certificazioni di presenza/residenza, atti di controllo dei servizi/forze dell'ordine).
  • La mera indicazione di carenze procedurali (es. assenza temporanea della relazione UEPE) non è sufficiente se non collegata a elementi che smentiscano l'irrilevanza o l'inesistenza della base del diniego (irreperibilità).
  • I principi applicati a misure meno restrittive possono essere estesi a misure più restrittive quando condividono la stessa ragione ostativa (ad es. reperibilità).
  • In caso di ricorso inammissibile per carenza probatoria o genericità il ricorrente può essere condannato al pagamento delle spese e a una somma a titolo di ammenda.

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