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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27792/2024 del 11/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano l'ordinanza del Tribunale di Bologna che, accogliendo l'appello del Pubblico Ministero, ha sostituito il divieto di dimora nella Provincia di Reggio Emilia con la custodia cautelare in carcere ritenendola necessaria per il pericolo di recidiva in relazione al reato di rapina aggravata in concorso. In cassazione i ricorrenti deducono: 1) violazione di legge per non aver considerato elementi nuovi che inciderebbero sull'attualità delle esigenze cautelari (contratto di lavoro di Ben Afia e regolarità della permanenza in Italia) e per mancata motivazione idonea a escludere l'adeguatezza della misura meno grave; 2) violazione di legge per non aver valutato la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza alla luce degli elementi nuovi prodotti

La decisione

La Corte dichiara i ricorsi inammissibili. Motivi: (a) primo motivo ritenuto generico e non confrontato con la motivazione del Tribunale che aveva ritenuto la custodia cautelare l'unica misura idonea alla luce della gravità del fatto, della particolare violenza, della condizione di vita dei ricorrenti (senza fissa dimora, dediti all'alcool, privi di lavoro) e della violazione recente del divieto di dimora da parte di Alshkh; tali argomentazioni superano le obiezioni difensive; (b) il secondo motivo è inammissibile perché introduce una questione non devoluta al Tribunale (la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza), posto che i ricorrenti non avevano impugnato il provvedimento originario e il PM aveva appellato solo l'adeguatezza della misura. Sono rigettate le istanze di rinvio per tardività o irrilevanza. I ricorrenti sono condannati alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende. Viene dato mandato alla Cancelleria per gli adempimenti previsti dall'art. 28 reg. esec. cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 28 reg. esec. cod. proc. pen.

    Richiamato per gli adempimenti della Cancelleria a seguito della deliberazione; la corte ne ordina l'esecuzione formale

  • principio della devoluzione delle questioni all'organo che ha deciso

    La Corte ha interpretato che in sede di impugnazione è precluso proporre davanti al giudice superiore questioni non oggetto dell'appello o non devolute al giudice di merito; specificamente la questione dei "gravi indizi di colpevolezza" non poteva essere rinnovata in cassazione se non era stata impugnata nel provvedimento originario

  • regole sull'inammissibilità per motivi generici

    La Corte ha applicato il principio per cui i ricorsi che non confrontano specificamente e analiticamente la motivazione impugnata sono inammissibili; le deduzioni generiche non superano la motivazione del giudice di merito

Massime di principio

  • In cassazione le doglianze devono confrontarsi analiticamente e punto per punto con la motivazione impugnata: argomentazioni generiche sono spesso inammissibili
  • Non si possono sollevare davanti alla corte questioni che non sono state devolute al giudice del merito o non erano oggetto dell'impugnazione precedente; prima vanno proposte le opportune istanze al giudice procedente
  • Per ottenere la sostituzione di una misura cautelare più gravosa con una meno afflittiva è necessario fornire elementi nuovi, precisi e documentati (es. contratto di lavoro stabile, dimora certa, elementi che smentiscano il pericolo di recidiva); la documentazione deve essere convincente e affrontare le specifiche ragioni addotte dal giudice per l'aggravamento
  • Le richieste procedurali (es. rinvio per trattazione orale) devono essere tempestive e motivate; la tardività può comportare il rigetto
  • Un ricorso inammissibile può comportare condanne alle spese e somme a favore della Cassa delle Ammende: valutare rischi processuali prima di proporre impugnazioni generiche o non ammissibili

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