Cassazione Penale, Sentenza n. 47430/2023 del 27/11/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il Procuratore ha impugnato l'ordinanza del GIP che non aveva convalidato l'arresto per tentato furto aggravato. Sosteneva che sussisteva lo stato di flagranza (o "quasi flagranza") perché il titolare dell'officina aveva inseguito il furgone, aveva individuato e poi fornito agli operanti la targa della Ford Fiesta vista nei pressi dell'officina; poco dopo la polizia aveva rintracciato e arrestato i tre indagati a bordo di quella vettura, tutto in un arco temporale di circa un'ora e mezza. Il ricorrente deduceva violazione di legge per non aver riconosciuto la legittimità dell'arresto fondato anche sulle informazioni e sull'inseguimento effettuato dalla persona offesa.
La decisione
La Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto corretta la motivazione del Tribunale secondo cui l'arresto era avvenuto sulla base delle informazioni fornite dalla persona offesa (numero di targa e descrizione) e non sulla immediata e autonoma percezione, da parte degli agenti procedenti, delle tracce del reato e del loro collegamento inequivocabile con gli indiziati. Richiamando la giurisprudenza di legittimità, la Corte ha affermato che la identificazione del responsabile basata su informazioni fornite da vittima o terzi, anche se raccolte nell'immediatezza, non integra la condizione di "quasi flagranza" di cui all'art. 382 c.p.p.; dunque il GIP ha correttamente non convalidato l'arresto. Sulle spese nulla è disposto ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 382 cod. proc. pen.
La Corte interpreta la "quasi flagranza" come condizione che richiede l'immediata ed autonoma percezione, da parte degli operanti, delle tracce del reato e del loro collegamento inequivocabile con l'indiziato; informazioni fornite da vittima/terzi non sostituiscono tale percezione
art. 616 cod. proc. pen.
Richiamato limitatamente alla statuizione sulle spese: nulla deve essere disposto, data la qualità di parte pubblica del ricorrente
Sez. U, n. 39131 del 24/11/2015 (giurisprudenza)
Richiamata per il principio secondo cui l'arresto in flagranza fondato solo su informazioni di terzi non offre la stessa certezza richiesta per la privazione della libertà; serve la diretta percezione degli operanti
Sez. 4, n. 5349 del 04/12/2019 (giurisprudenza)
Richiamata per precisare che la "quasi flagranza" va esclusa se la traccia del reato è intrinsecamente equivoca e richiede valutazioni investigative non compatibili con una semplice constatazione
Massime di principio
- L'arresto in flagranza da parte della polizia giudiziaria è legittimo quando gli agenti hanno una percezione diretta, immediata e autonoma delle tracce del reato e del loro collegamento con il sospetto; la sola informazione fornita dalla vittima non è sufficiente.
- La 'quasi flagranza' non si realizza quando l'individuazione del presunto autore deriva da attività di investigazione o da valutazioni probatorie compiute dagli operanti in base a segnalazioni di terzi, anche se svolte rapidamente dopo il fatto.
- La circostanza che la vittima abbia inseguito o seguito il sospetto e fornito elementi (es. targa, descrizione) agli agenti aumenta il valore indiziario ma non sopperisce all'assenza di una autonoma constatazione da parte della polizia; ciò espone il fermo/arresto al rischio di non convalida.
- Per minimizzare il rischio di annullamento, gli operatori devono documentare e cercare di acquisire sul posto elementi percepiti direttamente (es. segni, oggetti, riscontri visivi) che colleghino inequivocabilmente il sospetto al reato prima di procedere alla privazione della libertà.
- Il fattore tempo è rilevante: anche l'immediatezza non basta se l'arresto si fonda prevalentemente su informazioni di terzi e non su constatazioni autonome degli agenti.
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