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Sentenza

Sentenza n. 5440/2026 - Roma, Sezione 1T

per l'annullamento del decreto n. prot. -OMISSIS- del 1/12/2023 del Prefetto della Provincia di Roma di rigetto del ricorso gerarchico, notificato a -OMISSIS- il 29/12/2023, e del presupposto decreto di revoca della licenza di porto di fucile per uso venatorio n. -OMISSIS-– P di -OMISSIS-, adottato dal Questore di Roma il 2/10/2023 sulla base del verbale di ritiro cautelare delle armi ai sensi dell''art. 39 TULPS del 28/3/2023, nonché di ogni altro atto e provvedimento ad essi connesso, presupposto e/o consequenziale.

Giustizia amministrativa202403342

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. I terSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: decreto prefettizio di rigetto del ricorso gerarchico e presupposto decreto questorile di revoca della licenza di porto di fucile per uso venatorio

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (titolare di licenza di armi)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la revoca della licenza di porto di fucile per uso venatorio, adottata dal Questore dopo il ritiro cautelare delle armi eseguito a seguito di una denuncia-querela presentata dalla sorella per minacce maturate nell'ambito di dissidi familiari successori ed economici, nonché il successivo rigetto del ricorso gerarchico da parte del Prefetto. Ha dedotto difetto di istruttoria ed eccesso di potere per travisamento dei fatti, oltre a difetto di motivazione, violazione di legge e falsa applicazione della normativa del T.U.L.P.S. In particolare, ha contestato che l'Amministrazione non avesse adeguatamente considerato l'archiviazione del procedimento penale, la remissione della querela, l'accordo raggiunto tra i familiari e la dichiarazione della sorella di non opporsi alla restituzione delle armi. Ha inoltre evidenziato la mancanza di ulteriori episodi o elementi oggettivi indicativi di inaffidabilità, la detenzione di armi e titolo autorizzatorio da circa cinquant'anni senza precedenti analoghi e la propria condotta complessiva, anche comprovata dall'onorificenza di cavaliere al merito della Repubblica.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso e annullato i provvedimenti impugnati, facendo salve le future valutazioni dell'Amministrazione. Ha chiarito che la Questura aveva considerato la situazione penale allora ancora pendente, poiché la richiesta di archiviazione non era stata ancora definita al momento del provvedimento prefettizio; inoltre, l'archiviazione successivamente disposta era motivata dalla remissione della querela. Tuttavia, il giudizio prognostico negativo sull'affidabilità del ricorrente è risultato viziato da difetto di istruttoria e motivazione. L'Amministrazione aveva valorizzato un unico episodio riconducibile a un dissidio familiare, senza accertare che le minacce fossero effettivamente rivolte alla sorella e senza individuare ulteriori indizi o elementi oggettivi. Non erano state adeguatamente valutate la composizione della controversia, la remissione della querela, la non opposizione alla restituzione delle armi, la lunga detenzione delle armi e del titolo senza altri episodi problematici, la personalità e la condotta complessiva del ricorrente. Le spese di lite sono state compensate per la peculiarità della vicenda.

Norme richiamate

  • T.U.L.P.S.

    La revoca del titolo di polizia richiede una valutazione attendibile e adeguatamente istruita sull'affidabilità del titolare nel buon uso delle armi; il giudizio negativo non può fondarsi in modo meramente automatico su un singolo dissidio familiare privo di ulteriori riscontri oggettivi.

  • art. 39 T.U.L.P.S.

    Costituisce la base normativa del ritiro cautelare delle armi effettuato nel contesto dell'episodio oggetto di valutazione amministrativa; la sentenza non esamina autonomamente la legittimità di tale ritiro.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Richiamato quale fondamento della disposizione di oscuramento delle generalità e dei dati identificativi della parte ricorrente.

  • art. 10 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamato, insieme alla disciplina nazionale, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata mediante oscuramento dei dati identificativi.

Massime di principio

  • La revoca di una licenza di porto d'armi per asserita inaffidabilità del titolare deve essere preceduta da un'istruttoria concreta e da una motivazione idonea a dimostrare, sulla base di elementi oggettivi, l'attuale e specifica inaffidabilità nel buon uso delle armi.
  • Un singolo episodio riconducibile a un dissidio familiare, non accompagnato da ulteriori indizi oggettivi e non adeguatamente verificato quanto alla riferibilità delle minacce, non è di per sé sufficiente a fondare in via definitiva un giudizio negativo di affidabilità ai fini della revoca del titolo di polizia.
  • Nel valutare l'affidabilità del titolare di un'arma, l'autorità di pubblica sicurezza deve considerare il complessivo percorso personale e comportamentale dell'interessato, inclusa la durata del possesso del titolo senza precedenti problematici e gli elementi sopravvenuti di composizione della controversia.
  • Il giudizio amministrativo di inaffidabilità deve confrontarsi con gli elementi rilevanti emersi nel procedimento, quali la remissione della querela, la definizione conciliativa della controversia e la posizione della persona denunciante, senza limitarsi al dato formale della denuncia iniziale.

Come è indicizzato

MateriePericolosità sociale e valutazioni di sicurezza
RamiAntimafia, sicurezza e ordine pubblico
IstitutiDifetto di istruttoriaDifetto di motivazioneDiscrezionalità amministrativa e tecnicaProporzionalità e ragionevolezza

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