Cassazione Penale, Sentenza n. 24919/2022 del 28/06/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione del decreto applicativo della misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza (durata anni 1). Il ricorrente, tramite unico motivo, denunciava violazione di legge e travisamento della prova in relazione all'art. 1 d.lgs. n. 159/2011, sostenendo che mancasse il requisito della "dedizione abituale" alla commissione di reati contro la sicurezza e la tranquillità pubblica. La difesa ha richiamato pronunce liberatorie, archiviazioni e la limitata entità di alcuni reati a carico del proposto (es. illecita detenzione di stupefacenti ai sensi dell'art. 73 DPR 309/90 e possesso di un manganello), nonché la risalente natura di alcuni fatti.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che la Corte territoriale avesse adeguatamente motivato la decisione, ricavando la pericolosità sociale del proposto da una pluralità di elementi: precedenti condanne per reati ritenuti indicativi di dedizione non occasionale, reati di resistenza a pubblico ufficiale e, soprattutto, un successivo arresto per detenzione di armi comuni da sparo (quattro pistole), armi clandestine e modificate, munizioni da guerra e ordinarie. Tali fatti, pur se alcuni risalenti, si sono realizzati in un significativo arco temporale e con frequenza tale da rappresentare uno "stile di vita" incompatibile con la sicurezza pubblica. La motivazione è stata ritenuta non viziata da travisamento né superficiale e dunque non sindacabile in Cassazione nei limiti previsti dall'art. 10 d.lgs. 159/2011. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 606 c.p.p.
Norme richiamate
d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159 (codice delle misure di prevenzione)
art. 1, comma 1, lett. c)
Definisce la pericolosità sociale ricavabile dalla dedizione, anche non occasionale, alla commissione di fatti criminosi lesivi della sicurezza e della tranquillità pubblica; la Corte ha ritenuto che i fatti valutati integrassero tale pericolosità
d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159
Limita l'ambito di sindacato della Corte di Cassazione sui provvedimenti di prevenzione; la Suprema Corte ha richiamato questo limite per escludere una revisione ampia della motivazione valutata dalla Corte territoriale
D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (t.u. stupefacenti)
Norma che disciplina i reati relativi agli stupefacenti; la difesa aveva sostenuto la scarsa gravità dei fatti di detenzione, ma la Corte ha ritenuto che, pur considerati, non escludessero la valutazione complessiva di pericolosità
Codice penale
Fatti di reato come la resistenza a pubblico ufficiale (richiamati dalla Corte) sono considerati idonei a dimostrare pericolosità ai fini della misura di prevenzione
Codice di procedura penale
Norma richiamata per la condanna alle spese processuali del ricorrente in caso di rigetto del ricorso in Cassazione
Massime di principio
- La pericolosità sociale ai fini delle misure di prevenzione si valuta nel suo complesso: non conta solo il numero di condanne recenti ma la pluralità, la natura e la ricorrenza di comportamenti criminosi nel tempo che delineano uno "stile di vita" contrario alla sicurezza pubblica
- Pronunce liberatorie o archiviazioni non escludono automaticamente la misura se vi è un quadro complessivo di fatti (anche eterogenei) che dimostrino dedizione non occasionale al crimine
- Reati come detenzione di armi, detenzione di stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale, anche se singolarmente possono apparire di entità minore, assumono rilievo maggiore se valutati insieme e nel contesto di una pluralità di episodi
- La rilevanza temporale di alcuni fatti (se risalenti) può essere compensata dalla persistenza di analoghi comportamenti in un arco temporale significativo: la continuità e la ripetitività sono elementi chiave
- In Cassazione il sindacato sulla motivazione dei giudici di merito è limitato: salvo travisamenti, motivazioni apparenti o carenze gravi, la Corte tende a rispettare le valutazioni di fatto compiute dalla Corte territoriale, specialmente nelle materie di prevenzione disciplinate dal d.lgs. 159/2011
- Per opporre efficacemente un ricorso contro una misura di prevenzione è necessario fornire elementi probatori convincenti che smentiscano l'esistenza di una dedizione abituale al crimine (es. documentazione idonea a dimostrare cambiamento di vita, contesti innocenti degli episodi contestati, errore nella ricostruzione dei fatti)
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