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Cassazione Penale, Ordinanza n. 18228/2025 del 14/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello di Catania riguardava una condotta posta in essere durante un regime di detenzione domiciliare: l'imputato, invece di recarsi a svolgere esami ematici autorizzati, si sarebbe allontanato dal luogo di detenzione per raggiungere la moglie e, secondo la ricostruzione richiamata dalla Corte, le avrebbe intimato con un coltello di rientrare a casa con lui. Con il primo motivo si deduceva l'inosservanza dell'art. 131-bis c.p., sostenendo che la Corte territoriale avrebbe dovuto riconoscere la particolare tenuità del fatto. Con il secondo motivo si censurava la mancata declaratoria di improcedibilità del reato di minacce per difetto di querela e, inoltre, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche ex art. 62-bis c.p.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto manifestamente infondato il motivo sulla particolare tenuità del fatto, osservando che la Corte di appello aveva motivato in modo congruo e logico l'esclusione dell'art. 131-bis c.p. in ragione delle modalità dell'allontanamento dalla detenzione domiciliare e dei motivi arbitrari della condotta. Ha ritenuto manifestamente infondata anche la doglianza sulla procedibilità, chiarendo che il reato di minacce era procedibile d'ufficio perché aggravato dall'uso di strumenti atti ad offendere ai sensi dell'art. 339 c.p. Infine, ha dichiarato inammissibile la censura sulle attenuanti generiche, perché il ricorso si limitava a richiamare giurisprudenza astratta senza confrontarsi con il caso concreto, mentre la Corte di merito aveva motivato il diniego sulla base dei plurimi precedenti, anche specifici, dell'imputato. È stata quindi disposta la condanna alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 131-bis c.p.

    La particolare tenuità del fatto è esclusa quando la condotta presenta modalità e motivi arbitrari incompatibili con una valutazione di minima offensività; il controllo di legittimità non può sovrapporsi alla motivazione congrua e logica del giudice di merito.

  • art. 339 c.p.

    L'aggravamento per l'uso di strumenti atti ad offendere rende il reato di minacce procedibile d'ufficio.

  • art. 62-bis c.p.

    Il diniego delle attenuanti generiche è legittimo se sorretto da motivazione congrua, anche valorizzando i precedenti dell'imputato; il ricorso deve confrontarsi con le specifiche risultanze del caso concreto.

Massime di principio

  • La particolare tenuità del fatto non è riconoscibile quando la condotta, valutata nel suo concreto svolgimento, risulti connotata da arbitrarietà e da modalità offensive non compatibili con una minima offensività.
  • In sede di legittimità, la motivazione del giudice di merito sull'esclusione dell'art. 131-bis c.p. è insindacabile se logica e congrua, non potendo il ricorrente limitarsi a prospettare una diversa lettura del fatto.
  • Quando la minaccia è aggravata dall'uso di strumenti atti ad offendere, il reato è procedibile d'ufficio e non richiede querela della persona offesa.
  • La censura sul diniego delle attenuanti generiche è inammissibile se si risolve in richiami astratti a massime giurisprudenziali senza specifico confronto con la motivazione della sentenza impugnata e con le peculiarità del caso concreto.
  • Il giudice può fondare il diniego delle attenuanti generiche anche sui plurimi precedenti penali dell'imputato, purché la motivazione sia adeguata.

Come è indicizzato

MaterieCause di non punibilitàMinacceImpugnazioni
RamiParte generaleDelitti contro la personaProcesso penale
IstitutiParticolare tenuità del fatto

Testo integrale

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