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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27163/2022 del 13/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso è proposto da Michele Burigo avverso la sentenza della Corte d'appello di Bolzano che, in accoglimento dell'appello della parte civile Riccardo De Rossi, aveva riformato l'assoluzione pronunciata dal GUP disponendo la condanna del Burigo per calunnia e la liquidazione del risarcimento in favore della parte civile. Il ricorrente deduceva, tra l'altro: l'inammissibilità dell'appello della sola parte civile contro una sentenza di assoluzione con la formula "perchè il fatto non costituisce reato"; la mancata citazione e assunzione d'atto dell'esame dell'imputato in appello (richiamando la sentenza CEDU Maestri c. Italia); la carenza di motivazione rafforzata e la difformità nella valutazione del compendio probatorio rispetto al primo giudice; la mancata valorizzazione delle testimonianze favorevoli; l'insussistenza del dolo della calunnia, atteso che molti fatti denunciati dal Burigo risultavano veri o percepiti come tali all'epoca della querela.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondato il motivo di inammissibilità dell'appello della parte civile, richiamando l'orientamento delle Sezioni Unite (Sez. U. n. 28911/2019) secondo cui la parte civile ha legittimazione e interesse a impugnare l'assoluzione anche "perché il fatto non costituisce reato" ai fini delle statuizioni civili. Ha escluso l'applicabilità della pronuncia CEDU Maestri al caso di specie, poiché il ribaltamento della pronuncia d'appello si è fondato su valutazione di documenti non correlati a dichiarazioni dell'imputato non assunte in primo grado; ha ritenuto altresì inammissibili o infondati i restanti motivi relativi a motivazione e valutazione probatoria, ritenendo che la Corte territoriale abbia fornito motivazione approfondita e persuasiva (evidenziando, tra l'altro, l'omissione nella querela della restituzione dell'assegno di 50.000 euro e la strumentalità della denuncia). Ne è conseguita la conferma della condanna al risarcimento (liquidato in primo grado d'appello in euro 20.000) e della condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 606 c.p.p. comma 1 lett. b)

    norma che disciplina i motivi di ricorso per cassazione per violazione di legge; invocata dal ricorrente per censurare la motivazione di merito

  • art. 652 c.p.p.

    disciplina l'efficacia della sentenza penale in sede civile; ricordata per spiegare che l'assoluzione con formula "perché il fatto non costituisce reato" non estingue il diritto della parte civile di impugnare

  • art. 576 c.p.p. comma 1

    attribuisce la legittimazione processuale alla parte civile ad impugnare; utilizzato per fondare la possibilità di appello della parte civile

  • art. 622 c.p.p.

    norma richiamata come rimando procedurale in caso di annullamento con rinvio ai fini civili

  • art. 603 c.p.p. comma 3-bis

    norma riferita alla necessità di motivazione rafforzata in caso di riforma in malam partem; richiamata dal ricorrente e vagliata dalla Corte

  • art. 618 c.p.p.

    norma richiamata dal ricorrente per porre una questione alle Sezioni Unite; prevista per rimessione di questioni pregiudiziali

  • Corte EDU, Maestri c. Italia (8 luglio 2021)

    decisione che afferma l'esigenza, in taluni casi di ribaltamento, di assumere l'esame dell'imputato; la Corte di Cassazione ha tuttavia distinto il caso italiano perché nel processo interno le dichiarazioni dell'imputato non erano state assunte in primo grado e il ribaltamento si è basato su prove documentali

  • Sez. U. Corte di Cassazione, n. 28911 del 28/03/2019 (Papaleo)

    orientamento di legittimità che conferma la legittimazione e l'interesse della parte civile ad impugnare sentenze penali favorevoli all'imputato ai fini delle statuizioni civili; richiamato per respingere l'eccezione di inammissibilità

  • Sez. U. Corte di Cassazione, n. 27620 del 28/04/2016 (Dasgupta)

    principio secondo cui, in caso di diversa valutazione delle dichiarazioni decisive, l'appello può richiedere la rinnovazione della prova dichiarativa anche d'ufficio; richiamato nel confronto con il caso di specie

  • Sez. 6, n. 9874 del 26/01/2016 (Ferrelli)

    principio consolidato sulla calunnia: il reato sussiste anche quando il fatto oggetto della falsa incolpazione è differente e più grave, se la diversità incide sull'essenza e sulla maggiore gravità del fatto

  • Sez. U. Corte di Cassazione, n. 33748 del 12/07/2005 (Mannino)

    principio che richiede che la sentenza di appello abbia una forza persuasiva superiore a quella di primo grado per riformare un'assoluzione; richiamato per valutare la persuasività della motivazione della Corte d'appello

Massime di principio

  • La parte civile è legittimata a impugnare anche una sentenza di assoluzione resa con la formula "perché il fatto non costituisce reato" quando l'interesse concreto è ottenere l'accertamento della responsabilità ai fini civili (Sez. U. n. 28911/2019).
  • Il giudice d'appello può riformare un'assoluzione basandosi su nuove valutazioni documentali non valutate dal primo grado; però la motivazione d'appello deve essere più persuasiva e superare ogni ragionevole dubbio derivante dalla precedente decisione (Mannino).
  • La sentenza CEDU Maestri non impone automaticamente, in tutti i casi di overturning, la citazione dell'imputato per nuovo esame: la necessità di esame dipende dalla specificità del caso e dal fatto che le dichiarazioni dell'imputato siano state decisive e già assunte in primo grado.
  • In tema di calunnia, l'esistenza di fatti veri non esclude il reato se la querela contiene affermazioni false o omette circostanze decisive (es. restituzione della caparra) tali da configurare una rappresentazione dolosamente falsa dell'evento.
  • La Corte d'appello può fondare la condanna anche principalmente su prove documentali, a condizione che motivi dettagliatamente perché quelle prove rendono falsa la rappresentazione di fatti chiave nella querela.
  • Nel caso di ricorso per vizio di motivazione, è necessario dimostrare che la motivazione di appello sia illogica o contraddittoria; la mera preferenza per la valutazione del primo giudice non è sufficiente se la Corte d'appello espone ragioni più approfondite e stringenti.

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