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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27195/2022 del 14/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la sentenza della Corte di Appello di Roma che aveva confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio di cocaina e hashish (peso complessivo cocaina gr. 364,9 circa; hashish gr. 1108,6 circa). Il ricorrente deduceva carenza e contraddittorietà della motivazione circa l'ascrivibilità della detenzione a lui, rilevando presunte contraddizioni sulle modalità della perquisizione e sul fatto che il viavai osservato non sarebbe avvenuto nell'abitazione; contestava inoltre l'utilizzabilità e la tardività della perizia disposta ai sensi dell'art. 441, comma 5, c.p.p., lamentando violazione del diritto di difesa e della ratio del rito abbreviato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che la disponibilità della sostanza fosse adeguatamente provata dal rinvenimento della cocaina, della maggior parte dell'hashish, della sostanza da taglio e del bilancino nella camera da letto dell'imputato, luogo in sua diretta ed esclusiva disponibilitÃ. Le presunte contraddizioni riguardanti le modalità della perquisizione sono state giudicate irrilevanti ai fini della decisione. Quanto alla perizia disposta ex art. 441, comma 5, c.p.p., la Corte ha confermato la legittimità della misura, sottolineando il carattere discrezionale del potere integrativo del giudice anche nel rito abbreviato e precisando i limiti di tale potere. I motivi relativi alla violazione del diritto di difesa e alla CEDU sono stati dichiarati inammissibili o manifestamente infondati. Il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, commi 1 e 4

    Norma sostanziale che delinea il reato di detenzione ai fini di spaccio; la Corte l'ha applicata ritenendo provata la detenzione mediante il rinvenimento della sostanza e degli strumenti di taglio/peso nella camera da letto dell'imputato

  • d.P.R. n. 309 del 1990, art. 103

    Richiamato rispetto alle ragioni di urgenza per la perquisizione; la Corte ha ritenuto irrilevanti eventuali contestazioni sulle modalità della perquisizione ai fini dell'attribuzione della disponibilità della sostanza

  • cod. proc. pen., art. 441, comma 5

    Attribuisce al giudice il potere discrezionale di integrare la prova anche nel giudizio abbreviato; la Corte ha confermato che tale potere non è sindacabile in sede di legittimità salvo i limiti della necessità per la decisione e del divieto di esplorare nuovi itinerari probatori

  • cod. proc. pen., art. 606, lett. e) e comma 3

    Disciplina i motivi di ricorso per cassazione e l'inammissibilità di deduzioni che travalichino le categorie previste; la Corte ha ritenuto alcuni motivi inammissibili perché travisavano vizi di diritto come vizi di motivazione o invocavano la CEDU in modo non consentito in cassazione

  • art. 6 CEDU

    Richiamato dalla difesa per violazione del diritto di difesa; la Corte ha ritenuto la deduzione inammissibile nel giudizio di legittimità secondo il principio espresso da giurisprudenza di legittimitÃ

  • cod. proc. pen., art. 616

    Norma che disciplina la condanna alle spese del procedimento; applicata dalla Corte per condannare il ricorrente al pagamento delle spese

  • Giurisprudenza citata (Sez. U. n. 29541 del 16/07/2020, Filardo; Sez. 6 n. 49469 del 18/11/2015; Sez. 6 n. 17360 del 13/04/2021)

    Principi interpretativi: limite alla possibilità di dedurre vizi di motivazione su questioni di diritto in cassazione (Filardo); discrezionalità del potere integrativo del giudice nel rito abbreviato e limiti all'integrazione probatoria

Massime di principio

  • Il rinvenimento di sostanze stupefacenti e degli strumenti per il taglio/peso nella camera da letto dell'imputato forma elemento molto solido per ritenere la sua disponibilità e l'attribuibilità della detenzione ai fini di spaccio
  • La distinzione tra attività di cessione (atto istantaneo) e detenzione (condotta permanente) giustifica che possa non esserci prova di cessione interna alla casa pur essendo provata la detenzione
  • Nel giudizio abbreviato il giudice può legittimamente ordinare integrazioni probatorie ex art. 441, comma 5, c.p.p.; tale potere è discrezionale e non è sindacabile in Cassazione salvo vizi di legittimità sostanziali
  • Le contestazioni procedurali e di legittimità connesse a violazioni della Convenzione EDU o al diritto di difesa sono spesso inammissibili in sede di cassazione se non prospettate nei modi e nei limiti consentiti dalla legge di impugnazione e dalla giurisprudenza
  • Nel ricorso per cassazione i vizi di motivazione devono essere riferiti a questioni di fatto e non a questioni di diritto; se si contesta l'interpretazione o l'applicazione della legge occorre dedurre la violazione di legge e non una generica contraddittorietà della motivazione

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