Sentenza del 27/01/2017 n. 2067 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale il privato
La controversia
L'Agenzia delle Dogane contestava a Malvi di aver eluso il contingente tariffario comunitario sull'importazione di aglio argentino e di aver beneficiato indebitamente del dazio ridotto mediante l'interposizione di società ritenute di comodo, titolari dei certificati AGRIM. Secondo l'Amministrazione, la struttura contrattuale tra gli operatori costituiva un contratto in frode alla legge e una pratica abusiva, finalizzata a consentire a Malvi, che aveva esaurito la propria quota, di importare quantitativi superiori a quelli spettanti senza pagare il dazio specifico fuori contingente. Il ricorrente sosteneva invece che le operazioni fossero reali, economicamente lecite e conformi al diritto dell'Unione, invocando anche il legittimo affidamento.
La decisione
La Corte di cassazione ha accolto il primo, secondo, terzo e quarto motivo di ricorso per quanto di ragione, ha dichiarato assorbito il quinto motivo e ha cassato la sentenza della Commissione tributaria regionale della Toscana. Non ha però dichiarato automaticamente legittimo il meccanismo commerciale né annullato definitivamente la pretesa doganale: ha rinviato la causa alla Commissione tributaria regionale, in diversa composizione, affinché verifichi concretamente la presenza o meno di abuso del diritto. Il giudice del rinvio dovrà accertare, sulla base delle prove, sia l'elemento oggettivo dell'abuso, sia l'elemento soggettivo consistente nell'intento di ottenere un vantaggio indebito, valutando l'effettività delle attività commerciali, i prezzi di mercato, le remunerazioni, i rischi assunti, la validità dei titoli e l'eventuale elusione dei limiti quantitativi.
Norme richiamate
Regolamenti CE n. 1047/2001 e n. 565/2002
"in via di principio" le norme non ostano a un meccanismo di acquisto, importazione e successiva rivendita tramite operatori titolari di certificati nell'ambito del contingente GATT
Il ricorso a un operatore titolare di un certificato e la successiva rivendita della merce a un importatore tradizionale non è automaticamente vietato. Deve però essere verificato in concreto che il meccanismo non eluda i limiti quantitativi, non sia meramente apparente e non costituisca abuso del diritto.
Regolamento CE n. 2988/95
La disciplina dell'abuso del diritto può operare anche in relazione alle irregolarità riguardanti gli interessi finanziari dell'Unione, secondo i principi elaborati dalla giurisprudenza unionale.
Art. 1344 c.c.
Il contratto in frode alla legge richiede che, pur attraverso il rispetto formale delle regole contrattuali, le parti perseguano un risultato vietato o contrario a norme imperative. La sua sussistenza deve essere provata concretamente.
Artt. 2697, 2727 e 2729 c.c.
L'Amministrazione deve fornire la prova dei fatti costitutivi della pretesa, anche mediante presunzioni, purché gravi, precise e concordanti. Non è sufficiente affermare l'esistenza di società di comodo o di un meccanismo fraudolento senza adeguati riscontri.
Art. 267 TFUE
Non era necessario un nuovo rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia, poiché la stessa questione era già stata definita nella causa C-131/14 e i relativi principi interpretativi avevano efficacia generale per controversie analoghe.
Art. 112 c.p.c. e artt. 220 e 78 del Codice doganale comunitario n. 2913/1992
La questione del legittimo affidamento non è stata esaminata definitivamente, perché è stata ritenuta assorbita e dovrà essere eventualmente rivalutata dal giudice del rinvio dopo il nuovo esame della fattispecie.
Sentenza della Corte di giustizia UE 14 aprile 2016, causa C-131/14, C. e Malvi
"i singoli non possono avvalersi fraudolentemente o abusivamente delle norme dell'Unione"
L'abuso richiede cumulativamente un elemento oggettivo, consistente nel mancato raggiungimento degli obiettivi della normativa nonostante il rispetto formale delle condizioni, e un elemento soggettivo, consistente nella creazione artificiosa delle condizioni per ottenere un vantaggio indebito.
Massime di principio
- Un'operazione commerciale formalmente conforme alle norme doganali non è automaticamente lecita né automaticamente abusiva: la valutazione deve concentrarsi sulla sostanza economica e sulle finalità effettive.
- L'intermediazione di un soggetto titolare di un certificato d'importazione può essere legittima se ogni operatore svolge un'attività reale, assume rischi commerciali, riceve una remunerazione adeguata e opera a prezzi normalmente praticati sul mercato.
- L'abuso del diritto richiede la prova congiunta di un elemento oggettivo e di un elemento soggettivo; la sola presenza di più società collegate, di margini ridotti o di una struttura contrattuale complessa non è sufficiente da sola.
- Sono indici di artificiosità l'assenza di rischio commerciale per il titolare del certificato, margini di profitto insignificanti, prezzi inferiori a quelli di mercato, attività meramente apparenti e l'uso del meccanismo per superare la quota spettante all'importatore.
- In caso di contestazione, l'Amministrazione deve dimostrare con elementi documentali e presuntivi qualificati l'elusione dei contingenti e il vantaggio indebito; il giudice deve motivare specificamente su ciascun elemento.
- La cassazione con rinvio non equivale a una decisione definitiva a favore del contribuente: comporta la rinnovazione dell'accertamento, secondo i principi indicati dalla Corte, con possibile esito favorevole o sfavorevole per entrambe le parti.
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