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Sentenza

Sentenza n. 4019/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 5

per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Sezione staccata di Latina, (Sezione Prima) n. 857/2025.

Giustizia amministrativa202509667

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. VSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Sentenza del TAR Lazio, Sezione staccata di Latina, n. 857/2025, che aveva annullato i decreti sindacali di revoca e convalida della revoca della nomina ad assessore e vice sindaco e riconosciuto il risarcimento del danno

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (assessore revocato)

Prevale il privato

La controversia

L'assessore e vice sindaco aveva impugnato il decreto sindacale di revoca della nomina e, con motivi aggiunti, il successivo decreto di convalida della revoca adottato ai sensi dell'art. 21-nonies, comma 2, l. n. 241/1990, chiedendo anche il risarcimento dei danni. Il TAR aveva accolto il ricorso, annullato gli atti e condannato il Comune al pagamento di 4.000 euro oltre accessori. Il Comune e il sindaco hanno appellato deducendo: error in iudicando, difetto dei presupposti e sopravvenuta carenza di interesse; error in procedendo e in iudicando, violazione dell'art. 46 d.lgs. n. 267/2000 ed eccesso di potere; infondatezza dei motivi aggiunti. L'originario decreto di revoca richiamava genericamente esigenze di riequilibrio tra le aree politiche della maggioranza, senza indicare ragioni concrete della sfiducia. Il successivo decreto di convalida esponeva invece specifiche manchevolezze dell'assessore in materia di rifiuti e TARI, edilizia privata e urbanistica, decoro e arredo urbano. Gli appellanti sostenevano, in particolare, che la convalida potesse sanare il vizio dell'atto originario e che essa avesse fatto venir meno l'interesse alla decisione sul ricorso introduttivo.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha rigettato l'appello e confermato la sentenza di primo grado. Ha riconosciuto che la nomina e la revoca degli assessori rientrano nell'ampia discrezionalità del sindaco e che non è richiesto uno stringente onere motivazionale, potendo essere richiamati il venir meno del rapporto fiduciario o esigenze di equilibrio politico della giunta. Tuttavia, la revoca resta un atto amministrativo, non politico, e la motivazione deve consentire almeno il controllo giurisdizionale sulla correttezza dei presupposti fattuali. Il primo decreto è stato ritenuto privo di motivazione, perché formulato in termini astratti e dubitativi e privo dell'indicazione di una ragione reale e verificabile della revoca. Il secondo decreto non ha determinato la sopravvenuta carenza di interesse, poiché il confronto tra i due atti era necessario per valutare la legittimità della convalida. La motivazione del secondo decreto è stata giudicata antitetica e divergente rispetto a quella originaria: alla generica esigenza di riequilibrio politico si sono sostituite contestazioni relative all'inefficienza e alle manchevolezze nell'esercizio delle deleghe. Il giudice ha distinto i vizi formal-procedimentali, emendabili mediante convalida, dai vizi sostanziali, relativi all'insussistenza dei presupposti, all'irragionevolezza, alla non proporzionalità o all'inadeguatezza sostanziale della motivazione. Questi ultimi non possono essere sanati mediante una mera dichiarazione di convalida o un'integrazione postuma della motivazione, ma richiedono, se possibile, la riforma dell'atto. Nel caso concreto, la radicale alterazione della motivazione ha frustrato la funzione dell'atto di revoca e determinato uno sviamento, sicché il vizio dell'atto originario si è comunicato al provvedimento di convalida. Le spese del giudizio d'appello sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 46 d.lgs. n. 267/2000

    La disposizione è richiamata tra i motivi d'appello, ma la decisione non ne sviluppa una specifica interpretazione.

  • art. 21-nonies, comma 2, l. n. 241/1990

    La convalida può emendare vizi formal-procedimentali, ma non vizi sostanziali dell'atto, quali l'insussistenza dei presupposti o l'inadeguatezza sostanziale della motivazione; questi ultimi non sono sanabili mediante una mera dichiarazione di convalida o un'integrazione postuma.

Massime di principio

  • La revoca della nomina di un assessore comunale è espressione di ampia discrezionalità sindacale, ma costituisce pur sempre un atto amministrativo e non politico; la motivazione, anche se non soggetta a un onere particolarmente stringente, deve consentire il controllo giurisdizionale sulla correttezza dei presupposti fattuali della decisione.
  • Una motivazione della revoca fondata su generiche e meramente ipotetiche esigenze di riequilibrio politico, senza indicazione delle ragioni concrete della sfiducia o dei fattori che avrebbero alterato l'equilibrio della giunta, è sostanzialmente priva di motivazione.
  • La convalida ai sensi dell'art. 21-nonies, comma 2, l. n. 241/1990 è idonea a emendare vizi formal-procedimentali, ma non può sanare vizi sostanziali dell'atto, né sostituire integralmente la motivazione originaria con ragioni nuove e antitetiche rispetto a quelle iniziali.
  • Quando il provvedimento di convalida introduce una motivazione radicalmente diversa da quella dell'atto originario, trasformando una revoca fondata su esigenze di riequilibrio politico in una revoca basata su contestazioni di inefficienza amministrativa, il vizio sostanziale dell'atto originario si comunica al provvedimento successivo e la convalida può integrare uno sviamento della funzione amministrativa.

Come è indicizzato

MaterieOrgani degli enti localiAutotutelaMotivazione del provvedimentoInvalidità del provvedimento
RamiEnti locali e organizzazione amministrativaProcedimento amministrativo
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaDifetto di motivazioneAutotutela decisoriaEccesso di potere

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