Cassazione Penale, Sentenza n. 12176/2023 del 23/03/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ferraro ha impugnato la sentenza di condanna per usura aggravata e estorsione, denunciando vizi di motivazione e violazioni normative: in particolare contestava la valutazione della attendibilità della persona offesa (Lamarmora Cosimo), l'assenza di conteggi e verifiche sul superamento del tasso soglia (quantum, tempi e modalità di restituzione), la possibile riqualificazione in fatto ex art. 393 c.p. per una pretesa ritenuta lecita, la mancata verifica della sussistenza delle aggravanti (status di imprenditore e stato di bisogno della vittima) e il diniego delle circostanze attenuanti generiche e la determinazione della pena.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le conclusioni della Corte di Appello. Ha ritenuto che la corte d'appello avesse dettagliatamente ricostruito il debito e gli interessi: capitale versato circa €8.500 nel 2008 e interessi versati sino al 2011 per circa €25.000 (sostanzialmente oltre il 100% annuo), oltre a prestazioni in natura (costruzione di un immobile), con riscontri esterni che hanno confortato l'attendibilità del teste. Ha confermato la qualificazione come estorsione dato il carattere illecito della pretesa e la presenza di minacce idonee a intimorire. Le aggravanti (vittima imprenditore e in stato di bisogno) sono state ritenute provate, anche in base alla ragionevole presunzione desumibile dall'entità degli interessi. Le doglianze sulla pena e sulle attenuanti sono state giudicate generiche e infondate. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di €3000 alla cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 644 cod. pen.
Norma sulla usura: la Corte ha ritenuto integrato l'elemento materiale poiché gli interessi corrisposti risultavano sproporzionati rispetto al capitale, con determinazione concreta del capitale e degli interessi che ha consentito di accertare il superamento del tasso soglia
art. 629 cod. pen.
Norma sull'estorsione: la Corte ha confermato la configurabilità del reato poiché la pretesa illecita, unitamente a minacce idonee a intimorire la vittima, determinava la costrizione della stessa; perciò non era applicabile la ricostruzione per pretese lecite (art. 393 c.p.)
art. 393 cod. pen.
Richiamata dalla difesa per chiedere la riqualificazione della condotta come esercizio di un diritto ritenuto legittimo; la Corte ha escluso questa soluzione poiché la pretesa era illecita e supportata da minacce
art. 125 cod. proc. pen.
Richiamato in relazione alla valutazione probatoria e alla motivazione: la Corte ha ritenuto che le censure sulla violazione di norme procedurali fossero generiche e non contrastassero la motivazione specifica della corte d'appello
art. 192 cod. proc. pen.
Richiamato in ordine all'onere probatorio e alla valutazione delle dichiarazioni della persona offesa; la Corte ha ritenuto corretta la corroborazione delle dichiarazioni con riscontri esterni
art. 500 cod. proc. pen.
Richiamato dalla difesa con riguardo a contestazioni mosse in dibattimento; la Corte ha ritenuto le censure generiche e comunque superate dalla conferma delle dichiarazioni del teste durante l'escussione
art. 59 cod. pen.
Richiamato in relazione al requisito soggettivo dell'aggravante (conoscibilità dello stato di bisogno): la Corte ha ritenuto che la consapevolezza dell'imputato fosse desumibile dagli atteggiamenti e dalle rinegoziazioni della pretesa usuraria
Massime di principio
- Per provare l'usura non sempre è necessario un calcolo formale perfetto dei singoli pagamenti: la valutazione complessiva del capitale e degli interessi effettivamente corrisposti, unitamente a riscontri esterni, può consentire di accertare il superamento del tasso soglia
- La credibilità della persona offesa può essere rafforzata da assenza di interessi risarcitori, coerenza delle dichiarazioni e riscontri documentali o fattuali; censure generiche sulla testimonianza raramente sono efficaci in cassazione
- Una pretesa illecita, se accompagnata da minacce idonee a costringere la vittima, può configurare estorsione anche se la minaccia apparisse in dibattimento ridimensionata; il carattere illecito della pretesa è centrale per la qualificazione
- Lo stato di bisogno della vittima può essere desunto anche dalla sola sproporzione tra interessi e capitale, se tale sproporzione fa ragionevolmente presumere che solo chi fosse in difficoltà avrebbe accettato le condizioni
- Le doglianze in cassazione devono confrontarsi con la motivazione specifica della corte d'appello: argomentazioni generiche o non documentate sono spesso dichiarate inammissibili
- La presenza di precedenti, anche non specifichi, può giustificare il diniego delle attenuanti generiche se la difesa non produce elementi significativi e contrari
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