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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 51482/2023 del 28/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato per vizi di motivazione la sentenza che lo ha condannato per bancarotta fraudolenta documentale, sostenendo in particolare che la Corte d'appello avrebbe attribuito decisività all'individuazione dell'ultimo soggetto che ha detenuto le scritture contabili (il teste Orfanò), senza indicare prove della loro restituzione a Santangelo né della effettiva "uscita" di Orfanò dalla gestione societaria; in sostanza si censura l'insufficiente prova della catena di custodia delle scritture e la relativa valutazione probatoria.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancanza di specificità, rilevando che il motivo non ha adeguatamente preso in considerazione la struttura argomentativa della sentenza impugnata né ha correlato le proprie censure alle ragioni assunte dal giudice. La Corte territoriale aveva fondato la responsabilità di Santangelo non sulla sola questione della custodia delle scritture contabili, ma su plurimi indici che dimostravano il suo ruolo continuativo di gestione quale amministratore di fatto; pertanto le questioni sollevate sul quando Orfanò "lasciò la società" o sulla restituzione delle scritture sono risultate non decisive. Conseguentemente il ricorso è respinto e il ricorrente è condannato a rifondere le spese processuali e a versare alla Cassa delle ammende la somma di euro 3.000,00.

Norme richiamate

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Regime del contenuto del ricorso: il ricorso è stato formulato nei limiti richiesti da questa disposizione (limiti di specificazione del motivo)

  • art. 23, comma 8, d.l. 28/10/2020, n. 137, conv. con l. 18/12/2020, n. 176

    Previsione procedurale che ha consentito la trasmissione delle conclusioni scritte del Sostituto Procuratore generale nelle forme indicate dal decreto-legge/legge di conversione

  • art. 591, comma 1, lett. c), cod. proc. pen.

    Norma che disciplina i casi di inammissibilità del ricorso per cassazione, richiamata per stabilire che la mancanza di correlazione tra le censure del ricorrente e le argomentazioni del giudice censurato rende il ricorso inammissibile

  • art. 616, cod. proc. pen.

    Norma che dispone le conseguenze in caso di inammissibilità del ricorso, con condanna alle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende (applicata per determinare l'ammontare di euro 3.000,00)

Massime di principio

  • In tema di reati societari, chi si comporta come amministratore di fatto assume gli obblighi e la responsabilità (anche penale) tipici dell'amministratore di diritto quando emergono indici probatori del suo ruolo gestionale continuativo.
  • Questioni materiali accessorie (es. data di restituzione delle scritture contabili) possono risultare irrilevanti se la valutazione complessiva degli indici dimostra la responsabilità dell'agente; non è necessario che ogni dettaglio documentale venga provato quando la responsabilità emerge da un insieme di elementi.
  • In Cassazione il motivo deve essere specifico e collegato alle ragioni espresse dal giudice impugnato: la mancata correlazione tra censure e motivazione contestata determina l'inammissibilità ai sensi dell'art. 591 c.1 lett. c).
  • La declaratoria di inammissibilità comporta sanzioni economiche: spese processuali e, in base all'art. 616 c.p.p., il versamento di una somma alla Cassa delle ammende; pertanto va valutato il rischio economico prima di proporre ricorso generico.
  • Per contestare proficuamente la valutazione probatoria del giudice, il ricorrente deve indicare con precisione dove la motivazione risulti contraddittoria, insufficiente o illogica e dimostrare la rilevanza decisiva del vizio rispetto al risultato della decisione.

Testo integrale

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