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Sentenza

Sentenza n. 1265/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 3

per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania (Sezione Sesta) n. 02970/2023, resa tra le parti,

Giustizia amministrativa202400439

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Sentenza del TAR Campania che aveva respinto il ricorso contro il diniego comunale di accertamento di conformità urbanistica e compatibilità paesaggistica relativo a un portico e a una struttura priva di copertura

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

In primo grado era stato impugnato il diniego comunale del 23 settembre 2019 di accertamento di conformità urbanistica e compatibilità paesaggistica, adottato ai sensi dell'art. 36 d.P.R. n. 380/2001 e dell'art. 167 d.lgs. n. 42/2004. Il diniego era motivato dalla non conformità delle opere ai parametri del RUEC e alla circolare ministeriale n. 33/2009, in particolare per il superamento dei limiti di superficie previsti per gli accessori e per i portici aperti. L'appellante ha dedotto: a) erroneità della sentenza nella parte in cui aveva ritenuto che la prevalenza del piano paesaggistico sugli strumenti urbanistici operasse soltanto in senso restrittivo, sostenendo invece la prevalenza generale del piano paesaggistico ai sensi dell'art. 145, comma 4, d.lgs. n. 42/2004; b) erroneità nella qualificazione delle opere come difformi, sostenendo che esse fossero riconducibili a una concessione edilizia del 1987, qualificabili come pertinenze prive di autonomia funzionale e di incidenza sul carico urbanistico oppure come interventi di manutenzione straordinaria, anche in ragione della compensazione dell'aumento volumetrico mediante riduzione della parte chiusa; c) omessa o apparente valutazione delle osservazioni presentate nel procedimento, poiché il provvedimento finale avrebbe ribadito apoditticamente i motivi ostativi senza confutare le deduzioni tecniche. In appello l'appellante ha poi dichiarato la sopravvenuta carenza di interesse, avendo presentato il 7 febbraio 2026 una nuova istanza di sanatoria semplificata ai sensi dell'art. 36-bis d.P.R. n. 380/2001, come modificato dalla legge n. 105/2024.

La decisione

Il Consiglio di Stato non ha esaminato i motivi di merito relativi alla prevalenza della pianificazione paesaggistica, alla conformità delle opere e alla valutazione delle osservazioni procedimentali. Ha preso atto della dichiarazione dell'appellante di sopravvenuta carenza di interesse, ritenendola vincolante in applicazione del principio dispositivo. La nuova istanza di sanatoria determina infatti la necessità di un nuovo provvedimento amministrativo di accoglimento o di rigetto, destinato a superare quello originariamente impugnato e a spostare l'interesse dell'interessato verso l'eventuale impugnazione del nuovo provvedimento negativo. In applicazione dell'art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a., richiamato nel giudizio d'appello dall'art. 38 c.p.a., l'appello è stato dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse. Nulla è stato disposto sulle spese, poiché il Comune non si è costituito.

Norme richiamate

  • art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.

    difetto di interesse delle parti alla decisione

    Il giudice amministrativo deve dichiarare improcedibile il ricorso quando, nel corso del giudizio, sopravviene il difetto di interesse alla decisione; la disposizione è stata applicata anche all'appello.

  • art. 38 c.p.a.

    Il rinvio interno alle disposizioni sul processo di primo grado consente l'applicazione dell'art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a. anche al giudizio d'appello.

  • art. 36-bis d.P.R. n. 380/2001

    La presentazione di una nuova istanza di sanatoria semplificata determina l'avvio di un procedimento destinato a concludersi con un nuovo provvedimento, idoneo a superare quello precedentemente impugnato.

  • art. 36 d.P.R. n. 380/2001

    È richiamato quale fondamento della domanda originaria di accertamento di conformità urbanistica, senza che il Consiglio di Stato abbia deciso nel merito della sua applicazione.

  • art. 167 d.lgs. n. 42/2004

    È richiamato quale fondamento della domanda originaria di compatibilità paesaggistica, senza esame nel merito da parte del giudice d'appello.

  • art. 145, comma 4, d.lgs. n. 42/2004

    È stato invocato dall'appellante per sostenere la prevalenza generale dei piani paesaggistici sugli strumenti urbanistici, ma la questione non è stata esaminata per l'improcedibilità dell'appello.

  • art. 63 c.p.a.

    È stato invocato dall'appellante per chiedere l'acquisizione degli atti del procedimento, richiesta non esaminata a seguito della declaratoria di improcedibilità.

Massime di principio

  • La dichiarazione della parte di sopravvenuta carenza di interesse alla decisione, resa nell'ambito del principio dispositivo applicabile al processo amministrativo, comporta la declaratoria di improcedibilità del ricorso quando il venir meno dell'interesse sia riconoscibile dal giudice.
  • L'art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a., che prevede l'improcedibilità per sopravvenuto difetto di interesse, si applica anche al giudizio d'appello in virtù del rinvio operato dall'art. 38 c.p.a.
  • La presentazione, durante il giudizio, di una nuova istanza di condono o sanatoria relativa alle medesime opere comporta la formazione necessaria di un nuovo provvedimento amministrativo, favorevole o sfavorevole, destinato a superare quello originariamente impugnato; l'interesse dell'interessato si trasferisce quindi sull'eventuale impugnazione del nuovo diniego.

Come è indicizzato

MaterieSanatoria e condono edilizioAutorizzazione paesaggisticaEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiEdiliziaBeni culturali e paesaggioProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

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