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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26246/2024 del 04/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso il parziale rigetto della domanda di riconoscimento della continuazione ex art.671 c.p.p. anche rispetto alla sentenza del 8 marzo 2017 (indicata come n.1), sostenendo che tutti i reati derivavano da un medesimo disegno criminoso (l'estorsione sarebbe scaturita dall'attività di spaccio). Inoltre censura un presunto errore materiale nella determinazione della pena, lamentando che in motivazione era indicata una pena diversa da quella corretta successivamente.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto corretta la valutazione del giudice dell'esecuzione che ha riconosciuto la continuazione solo quanto ai reati indicati con i nn. 2 e 3 (determinando la pena in anni 8 e mesi 2 di reclusione e euro 26.400 di multa) e ha respinto la richiesta relativamente alla sentenza n.1 in ragione del significativo intervallo temporale e della non omogeneità delle fattispecie. Quanto all'errore materiale, la Corte ha rilevato che la stessa Corte territoriale lo aveva già corretto con ordinanza del 5/12/2023. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art.671 cod. proc. pen.

    Norma che consente al giudice dell'esecuzione di riconoscere la continuazione tra più condanne; la Corte richiama la necessità, anche in sede esecutiva, di provare l'unità del disegno criminoso secondo gli indicatori giurisprudenziali.

  • art.606, comma 1, lett. b) ed e) cod. proc. pen.

    Norme che individuano i motivi di impugnazione in Cassazione (violazione di legge e vizio di motivazione); il ricorrente le invoca per contestare la mancata continuazione e la determinazione della pena.

  • art.173 disp. att. cod. proc. pen.

    Norma richiamata in ordine ai limiti di riproduzione del motivo in cassazione; il motivo è stato riprodotto nei limiti previsti.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. U., n. 28659/2017 e precedenti)

    Richiamo ai criteri giurisprudenziali per il riconoscimento del reato continuato: unità di ideazione antecedente, indici esteriori (omogeneità delle violazioni, contiguità spazio-temporale, modus operandi, partecipazione dei medesimi soggetti) e divieto di valorizzare mera occasionalità o abitudinarietà come elemento intellettivo sufficiente.

Massime di principio

  • Il riconoscimento della continuazione richiede la prova che, al momento del primo episodio, il reo avesse già progettato i successivi almeno nelle linee essenziali; non è sufficiente la mera connessione funzionale o la ricaduta nel reato.
  • In sede esecutiva il giudice applica gli stessi criteri di verifica adottati in fase di cognizione: valutazione di indici esteriori come omogeneità dei reati, contiguità spazio-temporale, analogia del modus operandi e costante compartecipazione.
  • Se tra le condanne intercorre un arco temporale significativo o le fattispecie sono non omogenee, il riconoscimento della continuazione può essere legittimamente escluso.
  • Non possono essere valorizzate in Cassazione decisioni o elementi non opportunamente dedotti o non definitivi se non erano oggetto della istanza originaria in sede esecutiva.
  • Gli errori materiali nella determinazione della pena, se già corretti dal giudice a quo con provvedimento espresso, non giustificano l'accoglimento del ricorso in Cassazione.
  • La semplice proposta di una lettura alternativa della motivazione del giudice dell'esecuzione non è sufficiente: la Corte di Cassazione respinge i ricorsi che chiedono una rivalutazione non prospettando un errore di diritto o di motivazione rilevante.

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