Cassazione Penale, Sentenza n. 43267/2023 del 24/10/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato l'ordinanza del Tribunale di Venezia che aveva confermato la misura cautelare degli arresti domiciliari. Le censure principali riguardano: 1) profili processuali sulla durata delle indagini e sulla mancanza/irregolarità delle richieste e dei provvedimenti di proroga dei termini, con conseguente possibile inutilizzabilità degli atti compiuti dopo la scadenza; 2) utilizzabilità delle intercettazioni (captatore informatico e ambientali), con contestazione dei termini autorizzativi e di eventuali 'buchi' temporali che renderebbero inutilizzabili conversazioni decisive; 3) vizio di motivazione sul giudizio di gravità indiziaria e sulla prova della compartecipazione ai fatti corruttivi/induttivi contestati (analisi delle conversazioni e della loro interpretazione); 4) insufficiente motivazione circa il pericolo di recidiva e le esigenze cautelari, tenuto conto della distanza temporale dei fatti e dell'impatto mediatico; 5) altresì dedotte violazioni relative alla tardiva iscrizione nel registro delle notizie di reato e alla non trasmissione ai giudici di alcuni decreti autorizzativi.
La decisione
La Corte ha ritenuto fondato il primo motivo proposto da Marcello Carraro, valutazione pregiudiziale e assorbente. Ha censurato la motivazione del Tribunale circa la regolarità delle proroghe: non risultando provate richieste tempestive di proroga e con assenza di provvedimenti autorizzatori nel periodo contestato, il decreto di proroga successivo (23.11.2021) non può essere considerato idoneo a sanare indistintamente tutte le precedenti irregolarità. Di conseguenza l'ordinanza impugnata è stata annullata e la decisione è rinviata al Tribunale di Venezia perché verifichi, in particolare: la successione delle iscrizioni delle notizie di reato; la decorrenza dei termini di indagine per ciascuna notizia di reato; se e quando il Pubblico Ministero abbia richiesto le proroghe; se e quando il Giudice per le indagini preliminari abbia autorizzato le proroghe; e, in esito, quale sia la utilizzabilità degli atti di indagine nei confronti dei singoli reati e indagati e, sulla base degli atti ammissibili, formuli un nuovo giudizio sulla gravità indiziaria e sulle esigenze cautelari.
Norme richiamate
art. 353 bis cod. pen.
Norma sostanziale richiamata come capo di imputazione per specifici reati (menzionata nel capo 5).
art. 319 quater cod. pen.
Norma sostanziale relativa al reato contestato in più capi; usata per delimitare le fattispecie oggetto delle intercettazioni e delle contestazioni.
art. 319 cod. pen.
Richiamato in relazione ai reati di corruzione e alla categorizzazione delle condotte ritenute indizianti.
art. 13 d.l. 152/1991
Riferimento normativo richiamato nel dibattito sulle durate delle captazioni; il Tribunale aveva fatto espresso riferimento a tale norma nella valutazione dei termini delle intercettazioni.
art. 267 cod. proc. pen., comma 3
Richiamato dai ricorrenti per sostenere che il termine delle captazioni dovesse essere quindicinale (15 giorni) e non di 40 giorni; la questione ha riguardato la legittimità temporale delle intercettazioni eseguite.
art. 309 cod. proc. pen., comma 5
Norma procedurale invocata con riferimento all'obbligo di trasmettere i decreti autorizzativi al giudice del riesame; i ricorrenti hanno lamentato la mancata trasmissione di decreti al riesame.
art. 270 cod. proc. pen.
Richiamato nel dibattito sulla disciplina previgente delle intercettazioni e sulla sua applicabilità rispetto alla nuova normativa; riguarda utilizzabilità delle intercettazioni e limiti temporali.
legge n. 7 del 2020
Riferita come normativa che ha modificato la disciplina delle intercettazioni; i ricorrenti contestano l'applicazione transitoria e le relative conseguenze sulla utilizzabilità delle captazioni.
art. 335 quater cod. proc. pen.
Citato dai ricorrenti come norma di rilevanza sostanziale/processuale per la disciplina delle intercettazioni e per sostenere che abbia natura non solo processuale, con rilievo per la legittimità della disciplina transitoria.
Massime di principio
- Se mancano richieste tempestive di proroga del termine delle indagini o mancano provvedimenti autorizzatori per i periodi successivi, un provvedimento di proroga emesso tardivamente non può automaticamente sanare tutte le lacune precedenti: il giudice dovrà verificare la sequenza temporale delle richieste e dei decreti.
- La difesa può ottenere l'inutilizzabilità di atti successivi alla scadenza dei termini se dimostra l'assenza di una concatenazione procedimentale (richiesta tempestiva di proroga e relativo provvedimento autorizzatorio).
- Le intercettazioni sono utilizzabili solo nella misura in cui siano state autorizzate correttamente nei tempi e nei modi previsti; 'buchi' temporali nelle autorizzazioni possono rendere inutilizzabili conversazioni decisive e incidere sul giudizio di gravità indiziaria.
- Quando intercettazioni autorizzate originariamente per indagati diversi vengono impiegate contro soggetti iscritti successivamente, è necessario dimostrare la connessione/contiguità tra le indagini e la rilevanza delle captazioni per i nuovi reati o indagati; altrimenti l'utilizzabilità può essere contestata.
- Il giudice del riesame o del merito deve accertare concretamente la cronologia delle iscrizioni, delle richieste di proroga e dei decreti, oltre a valutare separatamente la utilizzabilità degli atti rispetto a ciascun capo di imputazione e a ciascun indagato.
- Per la difesa: predisporre istanze e memorie che documentino ritardi, mancate notifiche e l'assenza di provvedimenti; richiedere l'attenzione del giudice sulla sequenza temporale degli atti. Per il PM: curare la documentazione delle richieste di proroga e la tempestiva acquisizione dei decreti autorizzativi, nonché la corretta trasmissione al riesame.
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