Sentenza n. 293/2026 - Lecce, Sezione 1
per l'annullamento - del “Provvedimento Unico Autorizzativo n. -OMISSIS- del 21.02.2018 in sanatoria” rilasciato dal funzionario responsabile dello Sportello Unico per le Attività Produttive del Comune di Ugento al sig. -OMISSIS- nella sua dichiarata qualità di direttore della -OMISSIS- S.p.a. corrente in -OMISSIS- alla località “-OMISSIS-”; - nonché di tutti i relativi atti presupposti, connessi e/o consequenziali, e in particolare dello “Accertamento di compatibilità paesaggistica n. -OMISSIS-” ex artt. 167 c. 4 e art. 181 c. 1 quater D. Lgs. 22/01/2004 n. 42 e art. 91 NTA del PPTR/Puglia.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Provvedimento Unico Autorizzativo in sanatoria relativo a manufatti realizzati presso un villaggio turistico, nonché il connesso accertamento di compatibilità paesaggistica
Esito
Favorevole al resistente (comune e controinteressata)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La società ricorrente ha impugnato il titolo edilizio in sanatoria rilasciato alla società controinteressata, deducendo la violazione dell'art. 36 d.P.R. n. 380/2001, l'assenza della doppia conformità, il difetto di legittimazione della controinteressata alla presentazione dell'istanza e la mancanza dei titoli presupposti. Sono stati inoltre dedotti violazione dell'art. 167, comma 4, d.lgs. n. 42/2004 in relazione all'art. 17-bis l. n. 241/1990, violazione della disciplina sui vincoli idrogeologici e della normativa regionale pugliese, nonché eccesso di potere per errore sui presupposti, travisamento, difetto di istruttoria e motivazione, perplessità e sviamento. Il Comune e la controinteressata hanno eccepito il difetto di legittimazione e di interesse a ricorrere, sostenendo che la ricorrente non avesse dimostrato uno specifico pregiudizio derivante dal titolo e che non fosse più titolare della disponibilità dell'area confinante. La ricorrente ha collegato il proprio interesse alle segnalazioni rivolte al Comune per i controlli edilizi, alla pendenza di un procedimento penale originato da una propria querela e alla possibilità che l'eventuale decadenza della concessione della controinteressata conducesse a una futura gara per la riassegnazione dell'area.
La decisione
Il TAR ha esaminato prioritariamente l'eccezione di difetto di interesse, ritenendola assorbente, e ha dichiarato il ricorso inammissibile ai sensi dell'art. 35, comma 1, lett. b), c.p.a. Richiamando il principio dell'Adunanza Plenaria n. 22/2021, il Collegio ha distinto la legittimazione dall'interesse al ricorso, precisando che la vicinitas può concorrere a individuare la legittimazione ma non dimostra automaticamente l'interesse, che richiede la prova di uno specifico pregiudizio derivante dal titolo edilizio. Le segnalazioni della ricorrente non erano pregiudicate dal titolo, poiché i controlli sollecitati potevano comunque essere svolti; la volontà di reagire a precedenti segnalazioni della controinteressata avrebbe configurato, al più, un'azione emulativa. Quanto al procedimento penale, la ricorrente non aveva prodotto gli atti né illustrato l'interferenza con il titolo edilizio o il pregiudizio subito. La prospettata partecipazione a una futura gara per la riassegnazione dell'area si fondava su eventi meramente ipotetici e integrava un interesse di mero fatto. Inoltre, trattandosi di una sanatoria relativa a manufatti già esistenti, la ricorrente non aveva dedotto specifici pregiudizi connessi alla loro collocazione o consistenza. Le spese sono state integralmente compensate, anche perché il principio dell'Adunanza Plenaria richiamato era intervenuto dopo l'introduzione del giudizio.
Norme richiamate
art. 36 d.P.R. n. 380/2001
La ricorrente ne ha dedotto la violazione, con particolare riferimento alla mancanza della doppia conformità e della legittimazione alla presentazione dell'istanza; il TAR non ha esaminato tali censure per il difetto di interesse.
art. 167, comma 4, d.lgs. n. 42/2004
La ricorrente ne ha dedotto la violazione in relazione all'accertamento di compatibilità paesaggistica; la questione è rimasta assorbita dalla declaratoria di inammissibilità.
art. 17-bis l. n. 241/1990
Richiamato dalla ricorrente in relazione alla disciplina paesaggistica; il motivo non è stato esaminato nel merito.
art. 35, comma 1, lett. b), c.p.a.
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per difetto di interesse a ricorrere.
art. 73, comma 3, c.p.a.
Richiamato nel principio dell'Adunanza Plenaria secondo cui l'interesse può essere precisato e comprovato nel corso del processo quando sia contestato o rilevato d'ufficio, nel rispetto del contraddittorio.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. n. 196/2003
Richiamato quale presupposto per l'oscuramento delle generalità e dei dati identificativi delle parti.
art. 10 Regolamento (UE) 2016/679
Richiamato, unitamente alla disciplina nazionale, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata mediante oscuramento dei dati identificativi.
sentenza Adunanza Plenaria n. 22/2021
Nei casi di impugnazione di un titolo autorizzatorio edilizio, riaffermata la distinzione e l'autonomia tra la legittimazione e l'interesse al ricorso quali condizioni dell'azione, è necessario che il giudice accerti, anche d'ufficio, la sussistenza di entrambi e non può affermarsi che il criterio della vicinitas, quale elemento di individuazione della legittimazione, valga da solo ed in automatico a dimostrare la sussistenza dell'interesse al ricorso, che va inteso come specifico pregiudizio derivante dall'atto impugnato. L'interesse al ricorso correlato allo specifico pregiudizio derivante dall'intervento previsto dal titolo autorizzatorio edilizio che si assume illegittimo può comunque ricavarsi dall'insieme delle allegazioni racchiuse nel ricorso; l'interesse al ricorso è suscettibile di essere precisato e comprovato dal ricorrente nel corso del processo, laddove il pregiudizio fosse posto in dubbio dalle controparti o la questione rilevata d'ufficio dal giudicante, nel rispetto dell'art. 73, comma 3, c.p.a.
La vicinitas non dimostra automaticamente l'interesse a impugnare un titolo edilizio: il ricorrente deve allegare e, se contestato, comprovare uno specifico pregiudizio derivante dall'intervento.
Massime di principio
- Nell'impugnazione di un titolo edilizio, legittimazione e interesse a ricorrere sono condizioni dell'azione autonome e devono essere verificate entrambe, anche d'ufficio.
- La vicinitas, intesa come prossimità o confinanza dell'area del ricorrente rispetto a quella interessata dal titolo edilizio, può individuare la legittimazione ma non dimostra da sola l'interesse al ricorso.
- L'interesse a impugnare un titolo edilizio richiede l'allegazione e la prova di uno specifico pregiudizio attuale o concretamente configurabile derivante dall'intervento; non è sufficiente l'interesse generale alla legalità dell'azione amministrativa.
- La mera presentazione di segnalazioni all'amministrazione, la volontà di reagire a segnalazioni altrui o l'interesse a provocare la decadenza della concessione e una futura riassegnazione dell'area integrano, in assenza di un pregiudizio diretto, un interesse emulativo, ipotetico o di mero fatto, non tutelabile in giudizio.
- Quando l'impugnazione riguarda una sanatoria di opere già esistenti, il ricorrente deve comunque dedurre specifiche ragioni di pregiudizio collegate alla collocazione o alla consistenza dei manufatti; la sola prossimità non è sufficiente.
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