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Ordinanza

Ordinanza n. 1993/2026 - Roma, Sezione 5

per l'annullamento, previa sospensione dell'efficacia, dei giudizi di non idoneità espressi dalla Commissione nominata dalla Direzione Generale della Formazione – D.A.P. nei confronti degli odierni ricorrenti, pubblicati in data 18 dicembre 2025, all’esito del corso di formazione per il conseguimento della qualifica di Istruttore di tiro, seconda edizione, svoltosi presso la Scuola di Formazione e Aggiornamento del Personale di Polizia Penitenziaria di Cairo Montenotte; - dei verbali della Commissione esaminatrice del 17 e 18 dicembre 2025 limitatamente alla parte in cui dichiarano non idonei i ricorrenti;

Giustizia amministrativa202602535

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. VOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: giudizi di non idoneità e verbali della commissione esaminatrice relativi al corso di formazione per il conseguimento della qualifica di Istruttore di tiro

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato, chiedendone l'annullamento previa sospensione cautelare, i giudizi di non idoneità espressi dalla commissione nominata dalla Direzione Generale della Formazione del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, pubblicati il 18 dicembre 2025, nonché i verbali della commissione del 17 e 18 dicembre 2025 nella parte relativa alla loro non idoneità. Dalla motivazione dell'ordinanza emerge che la pretesa cautelare si fondava, almeno in parte, sull'assunto che l'interpello del 2023, relativo al corso di formazione per istruttori di tiro al volo destinato al personale dei ruoli non direttivi del Corpo di Polizia Penitenziaria, avrebbe dovuto specificare le materie e le tecniche oggetto del corso e che tale disciplina avrebbe dovuto trovare applicazione anche ai corsi svolti nel 2024 e nel 2025.

La decisione

Il TAR ha respinto la domanda cautelare per difetto del fumus boni iuris. In sede di sommaria delibazione, ha rilevato, da un lato, che l'interpello del 2023 non menzionava le materie e le tecniche da affrontare nel corso di formazione; dall'altro, che i corsi di formazione del 2024 e del 2025 costituivano l'esito di procedimenti amministrativi autonomi, originati da distinti provvedimenti. L'interpello comune del 2023 era stato considerato esclusivamente quale fonte dalla quale l'Amministrazione aveva attinto il personale interessato, senza determinare l'unificazione dei successivi procedimenti. Non ravvisando quindi il requisito del fumus boni iuris richiesto per la tutela cautelare, il Collegio non ha accolto la sospensione degli atti impugnati. Le spese della fase cautelare sono state compensate tra le parti.

Norme richiamate

  • art. 55 c.p.a.

    La tutela cautelare richiede la verifica dei presupposti previsti dalla legge, tra cui il fumus boni iuris; nel caso concreto il requisito è stato ritenuto carente sulla base di una sommaria delibazione.

Massime di principio

  • In sede cautelare, la sospensione dell'efficacia di un provvedimento amministrativo non può essere concessa quando, a una sommaria delibazione, difetti il fumus boni iuris, anche senza necessità di procedere oltre nella valutazione degli altri presupposti cautelari.
  • Un interpello comune può costituire esclusivamente la fonte di individuazione del personale interessato a successivi corsi di formazione, senza unificare i procedimenti amministrativi relativi a corsi svolti in anni diversi, quando questi siano originati da distinti provvedimenti.
  • La mancata indicazione, in un interpello relativo a un corso di formazione, delle materie e delle tecniche da affrontare non consente di desumere dall'interpello stesso una disciplina dettagliata dei contenuti dei successivi percorsi formativi.

Come è indicizzato

MaterieStato giuridico e avanzamentoTutela cautelare
RamiForze armate e forze di poliziaProcesso amministrativo
IstitutiTutela cautelare

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