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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18916/2024 del 14/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Giudice dell'esecuzione che aveva unificato undici condanne per continuazione e rideterminato la pena complessiva. Il Procuratore ha censurato la motivazione come mancante, contraddittoria o manifestamente illogica (in particolare l'affermazione che i fatti sarebbero stati commessi in un "ristrettissimo arco temporale", mentre coprono il periodo 2014-2020), nonché la mancata considerazione dei periodi di detenzione del condannato che potrebbero interrompere l'unitaria ideazione criminosa; segnalata inoltre l'incongruenza nell'unificare insieme reati contro il patrimonio e il reato di evasione. Sono state dedotte violazioni degli artt. 81 c.p. e 671 c.p.p. e vizio di motivazione (travisamento della prova).

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha qualificato il vizio come "travisamento della prova" per errata lettura di elementi significativi e ha osservato che il dato oggettivo (fatti dal 2014 al 2020) rende illogica la qualificazione temporale data dal Giudice dell'esecuzione. Ha inoltre ritenuto che il giudice non ha considerato gli effetti della detenzione sull'ipotesi di unità del disegno criminoso. Sulla base di tali carenze motivazionali l'ordinanza è stata annullata e la causa è stata rinviata al Tribunale di Cagliari per nuovo giudizio.

Norme richiamate

  • art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    La Corte ricorda la limitazione della censura in Cassazione: non è consentito dedurre il "travisamento del fatto" (riesame del merito), è invece ammesso dedurre il "travisamento della prova", ossia vizi della motivazione che denotano una distorsione della trasposizione del dato probatorio nel ragionamento giudiziale.

  • art. 81 cod. pen.

    Riferito al criterio della continuazione: la sussistenza dell'unicità del disegno criminoso è questione di fatto rimessa al giudice di merito, ma la sua valutazione è sindacabile in Cassazione se manca adeguata e congrua motivazione.

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Norma sul procedimento esecutivo davanti al Giudice dell'esecuzione; la censura riguardava l'operato del Giudice dell'esecuzione nella determinazione della continuazione e nella motivazione della decisione.

  • Legge 20 febbraio 2006, n. 46 (modifica art. 606 c.p.p.)

    Richiamata per spiegare la modifica procedurale che ha limitato le censure ammissibili in Cassazione, distinguendo tra travisamento del fatto e travisamento della prova.

Massime di principio

  • La determinazione della "continuazione" (unicità del disegno criminoso) è primariamente un accertamento di fatto del giudice di merito, ma la sua decisione deve avere motivazione adeguata e congrua e può essere annullata in Cassazione se sprovvista di tale motivazione.
  • In Cassazione non è consentito chiedere il riesame del "fatto" in senso sostanziale (travisamento del fatto); è invece ammessa la censura per "travisamento della prova" quando il giudice ha deformato, omesso o inventato elementi probatori.
  • La mera indicazione di un "ristrettissimo arco temporale" deve trovare riscontro oggettivo negli atti: se i fatti coprono anni diversi, la motivazione che afferma l'esatto contrario può essere considerata illogica e dunque viziata.
  • I periodi di detenzione o altre misure limitative della libertà intervenute tra diversi reati non escludono automaticamente la continuazione, ma il loro effetto sull'unità della ideazione criminosa deve essere valutato e adeguatamente motivato dal giudice.
  • L'unificazione di reati di natura diversa (es. reati contro il patrimonio insieme a evasione) richiede una motivazione esplicita che giustifichi perché si ritiene sussistente una stessa ideazione criminosa nonostante la diversa tipologia di condotte e beni giuridici tutelati.
  • Se il giudice di merito fa una valutazione dei fatti che appare basata su errata lettura di elementi significativi o omette considerazioni rilevanti, la Cassazione può qualificare il vizio come travisamento della prova e annullare con rinvio.

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