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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26520/2024 del 05/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la condanna per dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti (art. 2 d.lgs. n. 74/2000) ritenendo invece che le cessioni di uva tra la "Azienda Agricola Mario & Fabrizio Ragnedda" e la "Giovannella & Alberto Ragnedda s.n.c." fossero reali, regolarmente pagate (bonifici) e riconducibili a scelte aziendali finalizzate a un diverso trattamento fiscale (regime agevolato per l'attività agricola). Hanno dedotto che, al più, si tratta di abuso del diritto/elusione fiscale, di questioni di transfer pricing e di antieconomicità aventi rilevanza tributaria ma non penale, e hanno censurato la valutazione delle prove da parte della Corte d'appello.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi ritenendoli fondati: ha stabilito che le fatture contestate non sono "fatture o altri documenti per operazioni inesistenti" ai sensi dell'art. 1, comma 1, lett. a), d.lgs. n. 74/2000, perché le cessioni di uva sono effettivamente avvenute e i prezzi contestati sono stati effettivamente corrisposti. Pertanto non è integrato il diritto penale previsto dall'art. 2 del d.lgs. n. 74/2000; la sentenza impugnata è annullata senza rinvio perche' il fatto non sussiste. La Corte ha comunque osservato che operazioni reali a prezzi incongrui possono rilevare fiscalmente (abuso del diritto/elusione) o, in ipotesi diverse, penalmente solo se si configurino altre fattispecie, che qui non possono essere esplorate per rispetto del principio di correlazione fra accusa e sentenza.

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 74 del 2000, art. 2

    La Cassazione ha ritenuto che il reato di dichiarazione fraudolenta richiede l'uso di "fatture o altri documenti per operazioni inesistenti"; se l'operazione è avvenuta effettivamente e il prezzo è stato pagato, anche se incongruo, non ricorre la fattispecie di cui all'art. 2.

  • d.lgs. n. 74 del 2000, art. 1, comma 1, lett. a)

    Definisce cosa sono le "fatture o altri documenti per operazioni inesistenti"; la sentenza interpreta tale definizione escludendo che fatture relative a operazioni reali ma a prezzo superiore al mercato rientrino in essa.

  • legge n. 212 del 2000, art. 10-bis

    La disciplina sull'abuso del diritto e l'elusione fiscale è indicata come rilevante esclusivamente in sede tributaria (o civile), non come causa automatica di rilevanza penale ai sensi dell'art. 2 d.lgs. 74/2000.

  • d.P.R. n. 917 del 1986, art. 9, comma 3

    Richiamato nel dibattito in relazione ai criteri per determinare il valore normale dei beni; la Corte ha sottolineato i limiti di utilizzo di strumenti tipici del diritto tributario nel processo penale qui valutato.

  • d.lgs. n. 147 del 2015, art. 2, comma 5

    Richiamato dai ricorrenti con riferimento al divieto di ricorso al cd. "transfer pricing interno" per la determinazione dei prezzi; la questione è stata discussa ma la Cassazione ha fondato la decisione sull'insussistenza del requisito dell'inesistenza dell'operazione.

  • D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39

    Citado rispetto alla compatibilità delle procedure di accertamento fiscale utilizzate dall'Amministrazione e alla rilevanza, o meno, di talune metodologie ai fini penali.

  • codice di procedura penale, art. 606, comma 1, lett. b) ed e)

    Norme richiamate perché i ricorrenti avevano dedotto violazione di legge (lett. b) e vizio di motivazione/travisamento delle prove (lett. e); la Cassazione ha ritenuto fondati i motivi che portano all'annullamento per insussistenza del fatto.

Massime di principio

  • Le fatture relative a operazioni realmente effettuate e effettivamente pagate non sono, di per sé, "fatture per operazioni inesistenti" ai sensi dell'art. 1 lett. a) e dell'art. 2 d.lgs. n. 74/2000, anche se i prezzi risultano molto superiori al valore di mercato.
  • La valutazione della congruità del prezzo ("sovrafatturazione" o "valore anomalo") è questione principalmente tributaria e civilistica: può dar luogo ad accertamenti fiscali o a contestazioni per abuso del diritto/elusione (art. 10-bis legge n. 212/2000), ma non automaticamente a reato di dichiarazione fraudolenta tramite fatture inesistenti.
  • Per integrare un reato tributario che si fondi su fatture false è necessario dimostrare che l'operazione non è mai avvenuta o che la fattura riporta quantitativi/importi diversi da quelli effettivamente corrisposti ("inesistenza relativa" o "sovrafatturazione qualitativa"), non basta la mera incongruità dei prezzi.
  • La prova di avvenuto pagamento tramite mezzi tracciabili (es. bonifici bancari) e della effettiva consegna del bene rafforza la tesi della realtà dell'operazione e ostacola la qualificazione penale come fattura per operazione inesistente.
  • Questioni come il transfer pricing interno, l'antieconomicità dell'operazione o l'abuso del diritto devono essere valutate con gli strumenti e nei sedi proprie (tributarie/civili); la loro emersione non dispensa il pubblico ministero dall'onere di provare gli elementi costitutivi del reato penale contestato.
  • In casi simili, chi difende dovrebbe documentare la materialità delle operazioni (contratti, consegne, pagamenti, registrazioni contabili coerenti) e sottolineare l'eventuale rilevanza esclusivamente fiscale delle scelte economiche adottate.

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