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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30065/2026 del 06/08/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La vicenda riguarda una imputata che, dopo essere stata assolta in primo grado per il concorso nell’illecita detenzione di sostanza stupefacente ex art. 73 d.P.R. 309/1990, è stata condannata in appello a seguito dell’impugnazione del Procuratore Generale. La difesa ha proposto ricorso straordinario ex art. 625-bis c.p.p. contro l’ordinanza della Cassazione che aveva già dichiarato inammissibile il ricorso ordinario. Nel ricorso straordinario si deduceva un errore percettivo del giudice di legittimità: secondo la ricorrente, la Corte avrebbe travisato il primo motivo di ricorso, credendo che si trattasse di una mera richiesta di rivalutazione del compendio probatorio, mentre la censura riguardava la violazione dei principi sul ribaltamento in appello di una sentenza assolutoria, in particolare l’obbligo di motivazione rafforzata e il divieto per il giudice d’appello di sostituire semplicemente la propria lettura delle prove a quella del primo giudice senza confrontarsi con la motivazione assolutoria e senza spiegare le ragioni del dissenso.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso straordinario. Ha ritenuto che l’ordinanza impugnata avesse effettivamente esaminato il primo motivo di ricorso, valorizzando la motivazione della sentenza d’appello sulla responsabilità e interpretando correttamente le censure come dirette a ottenere una rivalutazione del merito. La doglianza della ricorrente è stata qualificata come critica a un preteso errore di giudizio, non come errore di fatto rilevante ex art. 625-bis c.p.p. È stata quindi confermata la declaratoria di inammissibilità, con condanna della ricorrente alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 625-bis c.p.p.

    Il rimedio straordinario per errore di fatto è esperibile solo in presenza di una svista percettiva decisiva della Corte di cassazione; non copre errori di giudizio né consente di rimettere in discussione la valutazione già compiuta sul contenuto dei motivi di ricorso.

  • art. 606 lett. b) ed e) c.p.p.

    Le censure originarie erano formalmente riferite a violazione di legge e vizi di motivazione, ma la Corte ha ritenuto che, nella sostanza, mirassero a una rivalutazione del merito probatorio.

  • art. 73 d.P.R. 309/1990

    È il reato sostanziale oggetto della condanna confermata in appello, in forma concorsuale nell’illecita detenzione di stupefacente.

  • art. 530 c.p.p.

    Richiamato dalla difesa come norma violata in relazione al giudizio di responsabilità e alla formula assolutoria, ma il rilievo è stato ritenuto assorbito e non decisivo nel giudizio straordinario.

Massime di principio

  • L’errore di fatto rilevante ex art. 625-bis c.p.p. presuppone una svista meramente percettiva della Corte di cassazione sul contenuto degli atti; non basta la deduzione di un’erronea valutazione giuridica o motivazionale del precedente giudizio di legittimità.
  • Non integra errore di fatto l’omesso esame di un motivo di ricorso quando la Corte lo abbia comunque implicitamente disatteso perché incompatibile con la struttura logico-giuridica della motivazione o assorbito da altro motivo scrutinato.
  • La mera doglianza sulla motivazione rafforzata del giudice d’appello che ha ribaltato una assoluzione non può essere riproposta in sede straordinaria se la censura attacca, in sostanza, la valutazione del merito già compiuta dalla Cassazione.
  • Quando la riforma della sentenza assolutoria avvenga su un compendio probatorio invariato, la tenuta della decisione di appello va verificata sulla correttezza e congruenza logico-giuridica del diverso apprezzamento delle prove; tuttavia, il dissenso sul merito non è veicolabile come errore di fatto nel rimedio straordinario.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniSpaccio
RamiProcesso penaleStupefacenti
IstitutiInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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