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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 44379/2022 del 22/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza che ha confermato il rigetto della revoca o sostituzione della custodia cautelare in carcere per il reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Denuncia violazione di legge e vizio di motivazione nella valutazione delle esigenze cautelari, in particolare del pericolo di reiterazione: il Tribunale del riesame avrebbe motivato in modo apodittico richiamando la generica pendenza di altri procedimenti e la presunta contiguità del ricorrente ad ambienti criminali, senza considerare che il ricorrente era stato assolto dal reato associativo ex art. 416-bis e aveva subito detenzione continuativa dal 2008. Inoltre deduce violazione degli artt. richiamati in relazione al fatto che il periodo di custodia preventiva presofferto (4 anni e 6 mesi) è stato ritenuto neutro rispetto alla pena inflitta (7 anni e 4 mesi), con violazione dei principi di adeguatezza e proporzionalità.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il primo motivo per vizio di motivazione: ha ritenuto generiche e insufficientemente motivate le ragioni addotte a fondamento del pericolo di recidiva (mancanza di specificazione dei procedimenti pendenti e omissione di descrizione dei fatti della condanna), nonché non adeguatamente esplorata la rilevanza della contiguità a contesti criminali, considerata l'assoluzione per 416-bis e la lunga detenzione. Perciò ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato al Tribunale di Catanzaro, Sezione per le misure cautelari personali, per un nuovo esame. Ha altresì stabilito che l'annullamento non comporta automaticamente la rimessione in libertà e ha disposto gli adempimenti ai sensi dell'art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p. Il secondo motivo è stato assorbito.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    Il ricorrente era stato assolto dal reato associativo contemplato da questa norma; la Corte ritiene che tale assoluzione influisca sulla valutazione della "contiguità" a ambienti mafiosi e debba essere adeguatamente considerata nel giudizio cautelare.

  • art. 275, comma 3 cod. proc. pen.

    La presunzione di pericolosità per la reiterazione prevista da questa disposizione non può essere applicata senza specifica e motivata indicazione dei procedimenti e dei fatti che la giustifichino; la Corte ha ritenuto la motivazione inadeguata.

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Contestata la valutazione che abbia ritenuto neutro il periodo di custodia presofferto rispetto alla pena inflitta; la Corte richiama i principi di adeguatezza e proporzionalità nella valutazione della misura cautelare e il necessario bilanciamento con il tempo già scontato.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    La Corte ha disposto gli adempimenti previsti da questa norma a seguito dell'annullamento, prevedendo le comunicazioni alla cancelleria e stabilendo che l'annullamento non comporta automaticamente la liberazione dell'indagato.

Massime di principio

  • La sussistenza del pericolo di reiterazione (art. 275 c.p.p.) deve essere motivata con riferimento a fatti concreti e specifici: la mera indicazione di procedimenti pendenti o la generica affermazione di contiguità a contesti criminali è insufficiente.
  • Un'accertata assoluzione per reato associativo e un lungo periodo di detenzione antecedente devono essere valutati attentamente e possono indebolire la presunzione di continuità del vincolo con ambienti mafiosi.
  • Il periodo di custodia preventiva già scontato deve essere considerato nella proporzione della misura cautelare rispetto alla pena inflitta: la valutazione deve rispettare i principi di adeguatezza e proporzionalità.
  • In caso di motivazione carente del giudice cautelare, la Corte di cassazione può annullare con rinvio per un nuovo esame; l'annullamento non determina automaticamente la liberazione, ma richiede gli adempimenti processuali previsti.

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