Sentenza n. 14838/2026 - Roma, Sezione 5T
per l'annullamento - del decreto di non idoneità della prova attitudinale al concorso di n. 1.000 ispettori di Polizia di Stato indetto con D.M. 16 maggio 2022; - del verbale della commissione attitudinale del concorso del giorno 19 maggio 2023; - di tutti gli atti presupposti, preparatori, connessi e consequenziali e degli ulteriori atti pregressi prodromici e non definitivi connessi, presupposti e consequenziali all’atto quivi impugnato, compreso l’avvio del procedimento di esclusione.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: decreto di non idoneità attitudinale e conseguente esclusione dal concorso per 1.000 vice ispettori della Polizia di Stato
Esito
Favorevole al resistente (ministero)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente, agente della Polizia di Stato di ruolo, ha impugnato il decreto di non idoneità attitudinale, il verbale della commissione del 19 maggio 2023 e gli atti connessi, deducendo il difetto di motivazione del provvedimento di esclusione e il contrasto con le benemerenze maturate nello svolgimento del servizio. L'inidoneità era stata accertata per il conseguimento di una media globale inferiore a 12/20. Il Ministero dell'Interno si è costituito chiedendo il rigetto. La domanda cautelare era stata respinta per carenza del fumus boni iuris. Nel corso del giudizio il ricorrente ha dichiarato di rinunciare al ricorso.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse. Ha rilevato che la dichiarazione di rinuncia non soddisfaceva tutte le condizioni richieste dall'art. 84 c.p.a. per una rinuncia formale, ma era comunque idonea a manifestare la sopravvenuta carenza di interesse alla decisione ai sensi dell'art. 84, comma 4, c.p.a. Non vi è stata quindi una decisione di merito sulla legittimità dell'esclusione e sui vizi dedotti. Le spese di lite sono state compensate in ragione della peculiarità della controversia.
Norme richiamate
art. 84 c.p.a.
Il Collegio evidenzia che l’atto di rinuncia non soddisfa tutte le tutte le condizioni richieste dall’art. 84 c.p.a.
La rinuncia non formalmente perfezionata può comunque essere valutata, ai sensi del comma 4, come manifestazione della sopravvenuta carenza di interesse alla pronuncia.
art. 84, comma 4, c.p.a.
è, comunque, idoneo a manifestare la sopravvenuta carenza di interesse del ricorrente alla pronuncia giudiziaria
La dichiarazione del ricorrente, anche se non integra una rinuncia processuale completa, può giustificare la definizione del giudizio per sopravvenuta carenza di interesse.
art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
Il ricorso deve essere quindi dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse
La sopravvenuta carenza di interesse comporta la dichiarazione di improcedibilità del ricorso.
Massime di principio
- Quando il ricorrente manifesta la volontà di non proseguire il giudizio, ma la dichiarazione non presenta tutti i requisiti formali della rinuncia disciplinata dall'art. 84 c.p.a., il giudice può comunque valutarla come manifestazione della sopravvenuta carenza di interesse, ove ne emerga inequivocabilmente il venir meno dell'interesse alla decisione.
- La sopravvenuta carenza di interesse alla pronuncia di merito determina l'improcedibilità del ricorso ai sensi dell'art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
- La dichiarazione di improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse non comporta l'esame dei motivi di illegittimità dedotti contro il provvedimento impugnato.
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