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Sentenza

Sentenza n. 2247/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 4

per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto (Sezione Seconda) n. 01240/2023, resa tra le parti, Annullamento e/o riforma della sentenza del TAR del Veneto n.1240 pubblicata il 4.09.2023 resa nel giudizio n.r.g. 2337/2010

Giustizia amministrativa202401826

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IVSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di sanatoria edilizia relativo a opere prive di rilevanza volumetrica e comunicazione dei motivi ostativi all'accoglimento dell'istanza

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (gestore campeggio)

Prevale il privato

La controversia

La società aveva impugnato il diniego comunale del 6 ottobre 2020 relativo alla domanda di condono presentata nel 2004 ai sensi della legge n. 326/2003 e della legge regionale Veneto n. 21/2004, avente ad oggetto recinzioni, cancelli, piazzole, torrette, impianti fognari, elettrici e idrici, fontanelle e altre opere non valutabili in termini di volume o superficie. Il Comune aveva ritenuto non sanabili le opere perché funzionali all'ampliamento del campeggio e, quindi, al mutamento dell'area da residenziale a turistico-ricettiva, mutamento d'uso non ammesso dalla disciplina regionale, che consentiva soltanto mutamenti con nuova destinazione residenziale. Il TAR aveva ritenuto che la compatibilità urbanistica dovesse essere valutata in concreto, considerando l'uso delle opere nell'area destinata a campeggio, e aveva respinto le censure relative alle opere ricadenti in zona residenziale, dichiarando invece cessata la materia del contendere per quelle insistenti nell'A.U. 30. In appello la società ha dedotto errores in iudicando, illogicità e contraddittorietà, violazione dell'art. 3 della legge regionale Veneto n. 21/2004 e dell'art. 23-ter del d.lgs. n. 380/2001, nonché erronea valutazione dei fatti. Ha sostenuto che le opere, consistenti essenzialmente in sottoservizi e manufatti privi di consistenza volumetrica, erano compatibili anche con una destinazione residenziale e che non vi era prova del loro asserito uso ricettivo o dell'effettivo mutamento di destinazione d'uso.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha accolto l'appello e, in riforma della sentenza del TAR, ha accolto il ricorso di primo grado. Il Collegio ha rilevato che il diniego si fondava esclusivamente sull'asserito mutamento della destinazione da residenziale a ricettiva. Tuttavia, le opere contestate avevano consistenza limitata e accessoria, non comportavano incremento di superficie o volume ed erano costituite principalmente da fognature, impianti idrici e fontanelle. Tali opere sono, in sé, compatibili con la destinazione residenziale e la mera infrastrutturazione dell'area mediante sottoservizi non dimostra automaticamente un mutamento di destinazione d'uso, potendo essere compatibile sia con una destinazione residenziale sia con una destinazione ricettiva. Inoltre, dagli atti non emergeva un ulteriore elemento probatorio idoneo a dimostrare l'effettivo cambio di destinazione d'uso rispetto allo stato previgente. Le spese del doppio grado sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 3, comma 3, lett. 4, l.r. Veneto n. 21/2004

    i cambi d'uso sono ammessi solo se la nuova destinazione è residenziale

    La disciplina regionale, applicabile alle aree vincolate considerate nel giudizio, consente il condono dei mutamenti di destinazione d'uso soltanto quando la nuova destinazione sia residenziale e non comporti ampliamento, nonché delle opere o modalità esecutive non valutabili in termini di volume; il diniego richiede però la prova concreta dell'effettivo mutamento d'uso non residenziale.

  • art. 32, commi 26 e 27, l. n. 326/2003

    opere o modalità di esecuzione non valutabili in termini di volume

    La non rilevanza delle opere in termini di volume costituisce una categoria autonoma di interventi condonabili, ma la loro riconducibilità a tale categoria non esclude la necessità di verificare se esse abbiano concretamente determinato un mutamento di destinazione d'uso non consentito.

  • art. 23-ter d.lgs. n. 380/2001

    È richiamato dall'appellante in relazione alla nozione e alla verifica del mutamento di destinazione d'uso.

  • art. 10-bis l. n. 241/1990

    Disciplina la comunicazione dei motivi ostativi all'accoglimento dell'istanza, trasmessa dal Comune prima del diniego di condono.

Massime di principio

  • La mera realizzazione di sottoservizi e opere accessorie prive di incremento di superficie o volume non determina automaticamente un mutamento di destinazione d'uso dell'area: occorre verificare in concreto la funzione urbanistica effettivamente impressa dalle opere.
  • La semplice infrastrutturazione di un'area mediante fognature, impianti idrici, fontanelle o analoghi sottoservizi può essere compatibile tanto con una destinazione residenziale quanto con una destinazione ricettiva e, di per sé, non prova l'avvenuto passaggio da una destinazione all'altra.
  • Quando il diniego di condono edilizio è fondato sull'asserito mutamento di destinazione d'uso, l'amministrazione deve individuare e dimostrare elementi concreti dai quali risulti l'effettiva modifica della destinazione urbanistica rispetto allo stato previgente; non è sufficiente desumerla dalla sola natura astrattamente funzionale delle opere a un'attività ricettiva.

Come è indicizzato

MaterieSanatoria e condono edilizioQualificazione degli interventiPartecipazione al procedimento
RamiEdiliziaProcedimento amministrativo
IstitutiDifetto di istruttoriaOnere della prova e principio dispositivoEccesso di potereProporzionalità e ragionevolezza

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