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Cassazione Civile, Ordinanza n. 30258/2023 del 31/10/2023

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (datore di lavoro)

La controversia

Un dirigente dipendente della compagnia assicurativa ha agito lamentando, tra l'altro, che dal maggio 2013 gli fossero state assegnate mansioni inferiori o comunque diverse con finalità ritorsiva, che il licenziamento intimato nell'ottobre 2017 fosse ingiustificato e che la società avesse tenuto condotte illegittime dal 2010 fino al recesso, con violazione degli artt. 2087, 2043 e 2059 c.c., chiedendo il risarcimento del danno non patrimoniale alla salute. La Corte d'appello aveva confermato il rigetto di tali domande, ritenendo non dimostrata la natura ritorsiva del mutamento di mansioni e non decisiva l'istruttoria testimoniale non ammessa. Nel ricorso per cassazione il lavoratore ha dedotto la violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. per omessa valutazione di documenti decisivi e per omessa istruttoria testimoniale, sostenendo che tali elementi avrebbero imposto di riconoscere il carattere ritorsivo del mutamento di mansioni e, quindi, l'illegittimità delle condotte datoriali.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che i motivi, pur formalmente rubricati come violazioni di legge, mirassero in realtà a ottenere una nuova valutazione del materiale istruttorio e una diversa ricostruzione dei fatti, tema non consentito in sede di legittimità se non nei limiti dell'omesso esame di un fatto decisivo, qui neppure dedotto e comunque precluso dalla doppia conforme. Ha inoltre precisato che la censura ex art. 115 c.p.c. non può risolversi nella contestazione della diversa forza persuasiva attribuita alle prove, e che quella ex art. 116 c.p.c. richiede l'allegazione di una vera e propria violazione delle regole legali di valutazione della prova, non il semplice cattivo esercizio del prudente apprezzamento. Quanto ai documenti e alla prova testimoniale dedotti, la Corte ha escluso che fossero decisivi in senso tecnico, cioè idonei da soli a travolgere la ratio decidendi della sentenza impugnata. Il ricorso è stato dunque respinto in rito, con condanna del ricorrente alle spese e con ordine di versamento dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.

    La deduzione di violazione di legge non può essere usata per sollecitare una rivalutazione del merito o una diversa ricostruzione dei fatti.

  • art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.

    La diversa ricostruzione della vicenda è deducibile solo nei limiti dell'omesso esame di un fatto decisivo, secondo i criteri elaborati dalle Sezioni Unite; nel caso concreto il vizio non era dedotto ed era comunque precluso dalla doppia conforme.

  • art. 115 c.p.c.

    La violazione ricorre solo se il giudice fonda la decisione su prove non introdotte dalle parti o dichiara di non dover osservare la regola del dispositivo; non basta contestare la ponderazione delle prove offerte dalle parti.

  • art. 116 c.p.c.

    La violazione è configurabile solo se il giudice attribuisce a una prova un valore diverso da quello legalmente previsto o afferma di valutarla secondo prudente apprezzamento quando invece è soggetta a regola legale; non rileva il mero cattivo esercizio del prudente apprezzamento.

  • art. 348-ter c.p.c.

    La doppia conforme preclude la deduzione del vizio di cui all'art. 360, comma 1, n. 5, nei limiti indicati dalla disciplina vigente.

  • art. 2087 c.c.

    Richiamato dalla parte ricorrente quale parametro delle condotte datoriali asseritamente illegittime, ma non oggetto di accoglimento.

  • art. 2043 c.c.

    Richiamato dalla parte ricorrente quale base della domanda risarcitoria per condotte asseritamente illecite.

  • art. 2059 c.c.

    Richiamato dalla parte ricorrente quale base della domanda di danno non patrimoniale.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    In caso di inammissibilità del ricorso va dato atto dei presupposti per il pagamento dell'ulteriore contributo unificato.

  • art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002

    Richiamato come parametro per la quantificazione dell'ulteriore importo dovuto a titolo di contributo unificato.

Massime di principio

  • In cassazione non è consentito trasformare una censura di violazione di legge in una richiesta di nuova valutazione delle prove e dei fatti accertati nei gradi di merito.
  • La violazione dell'art. 115 c.p.c. ricorre solo quando il giudice utilizzi prove non introdotte dalle parti o si discosti dalla regola del dispositivo, non quando attribuisca maggiore attendibilità ad alcune prove rispetto ad altre.
  • La violazione dell'art. 116 c.p.c. è configurabile soltanto in presenza di una violazione delle regole legali di valutazione della prova; il semplice dissenso sul convincimento raggiunto dal giudice non integra il vizio.
  • L'omesso esame di un documento o il mancato espletamento di una prova testimoniale sono deducibili in cassazione solo se il materiale istruttorio trascurato sia decisivo in senso stretto, cioè tale da escludere con certezza la tenuta della ratio decidendi.
  • Quando vi è doppia conforme tra primo e secondo grado, lo spazio per censurare il vizio motivazionale è ulteriormente ristretto nei limiti consentiti dall'art. 360, n. 5, c.p.c.

Come è indicizzato

MaterieLicenziamentoDemansionamentoImpugnazioniProve
RamiLavoroProcesso civile
SottomaterieGiusta causa
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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