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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11748/2024 del 20/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di revisione ex art. 630 comma 1 lett. a) cod. proc. pen. per presunta inconciliabilità tra sentenze penali irrevocabili: il ricorrente contestava che la sua condanna (giudizio abbreviato, 30/11/2018, confermata e divenuta irrevocabile) fosse incompatibile con l'assoluzione, nel parallelo procedimento ordinario, dei coimputati Pietro Barberio e Raffaele Canino. L'assoluzione si fondava sulla ritrattazione della persona offesa Salvatore Grotteria in dibattimento; la condanna del ricorrente si era invece basata sulle dichiarazioni rese in fase di indagine, pienamente utilizzabili nel rito abbreviato.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte di Cassazione ha ritenuto che non sussistesse la causa di revisione fondata sul cosiddetto 'conflitto teorico di giudicati', poiché le due decisioni si fondavano sugli stessi fatti oggettivi e la divergenza di esito derivava da una diversa valutazione probatoria e dal diverso regime di utilizzabilità delle dichiarazioni (rito abbreviato vs rito ordinario), non da una oggettiva inconciliabilità dei fatti storici. Inoltre è stata disposta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 630 cod. proc. pen. (comma 1, lett. a)

    La Corte interpreta la lett. a) nel senso che la revisione per 'conflitto teorico di giudicati' richiede un'effettiva e oggettiva incompatibilità tra i fatti storici su cui si fondano le sentenze irrevocabili; non è sufficiente il mero contrasto di valutazione dei medesimi fatti dovuto a diverso regime probatorio o a diverso rito.

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Richiamato nel ricorso dal difensore, ma la Corte non ha ritenuto provata una violazione applicabile quale base per la revisione nel caso concreto.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento a seguito del rigetto del ricorso.

  • Giurisprudenza: Sez. 6, n. 16477 del 15/02/2022 (Frisullo)

    Conferma il principio secondo cui l'inconciliabilità tra sentenze deve riferirsi a una incompatibilità oggettiva fra i fatti storici, non a divergenze valutative.

  • Giurisprudenza: Sez. 3, n. 23050 del 23/04/2013 (Mattioli)

    Sottolinea che la diversa utilizzabilità delle prove tra riti (es. dibattimento vs abbreviato) può giustificare esiti divergenti e esclude la revisione quando la divergenza derivi da compendi probatori differenti piuttosto che da contrasto fattuale.

Massime di principio

  • La revisione per "conflitto teorico di giudicati" richiede una reale incompatibilità tra i fatti materiali accertati nelle sentenze irrevocabili, non il semplice contrasto di esiti giudiziari.
  • Divergenti decisioni tra procedimenti separati non comportano automaticamente revisione se la differenza è spiegabile con il diverso rito processuale e il diverso regime di utilizzabilità delle prove (es. dichiarazioni investigative ammesse in abbreviato ma non in dibattimento).
  • Chi propone revisione deve provare che le sentenze si fondano su fatti storici inconciliabili, cioè che una decisione afferma elementi fattuali incompatibili con quelli affermati dall'altra.
  • La scelta del rito da parte dell'imputato (es. abbreviato) può determinare l'utilizzabilità di determinate prove e giustificare risultati diversi rispetto al giudizio ordinario; tale circostanza limita la portata della revisione.
  • In casi analoghi è utile, prima di chiedere revisione, valutare se emergono contraddizioni concrete nelle ricostruzioni fattuali e non solo divergenze valutative: se il contrasto è probatorio o di apprezzamento, la revisione sarà difficilmente accolta.

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