Salta al contenuto
Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37234/2022 del 03/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di riparazione per ingiusta detenzione relativa a 638 giorni di privazione della libertà, in conseguenza dell'ordinanza della Corte d'Appello del 28/05/2018 che ha dichiarato la continuazione tra due condanne e ha aumentato di 3 anni la pena eseguibile. Il ricorrente sostiene che, a causa del ritardo decisionale sull'istanza di riconoscimento della continuazione (presentata il 21/04/2017), la detenzione successiva a tale data non è a lui imputabile e andrebbe riconosciuta come ingiusta, con conseguente indennizzo

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha confermato che il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione può sorgere anche per vicende successive alla condanna, ma solo quando la detenzione eccedente sia dovuta a violazione di legge da parte dell'autorità procedente e non all'esercizio del potere discrezionale di tali autorità. Nel caso di specie la diversa entità della pena eseguibile è derivata dall'esercizio del potere discrezionale del giudice dell'esecuzione (riconoscimento del vincolo di continuazione), non da un ordine di esecuzione illegittimo; pertanto non sussiste il diritto all'indennizzo. Rigetto del ricorso, condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali; compensazione delle spese tra le parti per la non pertinenza della memoria del Ministero

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione; la giurisprudenza e la Corte Costituzionale (sent. n.310/1996) hanno esteso il diritto anche alla detenzione conseguente a erroneo ordine di esecuzione; tuttavia la Cassazione richiede che la detenzione eccedente sia dovuta a violazione di legge e non all'esercizio di poteri discrezionali

  • art. 315 cod. proc. pen.

    Norma collegata alla procedura per la riparazione: richiamata nel motivo del ricorso, ma la Corte ha ritenuto infondati i rilievi; in combinato con l'art.314 è oggetto di interpretazione giurisprudenziale

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per la condanna alle spese processuali a carico del ricorrente in caso di rigetto del ricorso

  • Corte Costituzionale, sent. n. 310/1996

    Dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art.314 nella parte che non prevedeva riparazione anche per detenzione dovuta a erroneo ordine di esecuzione; fondamento per l'estensione del diritto alla riparazione

  • Corte Costituzionale, sent. n. 219/2008

    Interprete richiamata in giurisprudenza per delimitare i casi in cui il diritto alla riparazione può essere riconosciuto, in particolare con riguardo a vicende successive alla condanna

  • Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, art. 5

    Fonte richiamata per il principio che la vittima di arresto o detenzione ingiusta ha diritto a un adeguato ristoro; richiede tutela anche per ordini di esecuzione errati

  • Giurisprudenza della Cassazione (es. Marinkovic, Paraschiva, Iorio, Truzzi, Pittau)

    La giurisprudenza più recente riconosce il diritto alla riparazione anche per vicende successive alla condanna connesse all'esecuzione, purché la detenzione eccedente sia conseguenza di violazione di legge e non dell'esercizio di un potere discrezionale; casi di semplici disguidi o decisioni discrezionali non giustificano l'indennizzo

Massime di principio

  • Il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione può sussistere anche se la discrepanza tra detenzione e pena definitiva nasce da vicende successive alla condanna, ma soltanto quando la causa sia una violazione di legge nell'ordine di esecuzione e non l'esercizio legittimo di un potere discrezionale
  • La mera presentazione di un'istanza (es. per riconoscimento della continuazione) non sposta automaticamente la responsabilità della prosecuzione della detenzione sul giudice: occorre dimostrare che la prolungazione sia dipesa da un errore o violazione di legge imputabile all'autorità procedente
  • Per ottenere la riparazione è utile documentare il nesso di causalità tra l'errore/ritardo illegittimo dell'autorità e la effettiva detenzione eccedente, nonché dimostrare l'assenza di comportamento doloso o gravemente colposo del detenuto che abbia contribuito al ritardo
  • I ritardi determinati da esercizio di discrezionalità o da normali fasi procedurali (acquisizione documentazione, rinvii per difesa) difficilmente fondano il diritto all'indennizzo, salvo che non emergano violazioni di legge o termini perentori ignorati
  • Se si contesta la durata 'non ragionevole' di un procedimento esecutivo, è necessario verificare l'esistenza di termini perentori o di comportamenti illegittimi dell'autorità; l'asserita 'non ragionevolezza' senza violazione normativa non garantisce automaticamente l'indennizzo

Testo integrale

Continua a leggere gratis

Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.

7 giorni di prova · Nessuna carta di credito

Hai già un account? Accedi

La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giurisprudenza penale, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.

Dal documento al tuo caso

Chiedi a Trovanorma cosa dice per il tuo caso

Descrivi i fatti: Trovanorma trova le norme, la prassi e le sentenze pertinenti, le mette in relazione e cita ogni fonte, che puoi aprire e verificare.