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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31263/2022 del 18/08/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la sentenza di conferma della condanna per rapina. Si denunciava: 1) errata applicazione della legge penale e manifesta illogicità della motivazione per la mancata rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale in presenza di prove sopravvenute (dichiarazioni nuove che il ricorrente, divenuto collaboratore di giustizia, avrebbe potuto rendere, ritenute maggiormente attendibili); 2) violazione dell'art. 133 c.p. per errata individuazione dei criteri oggettivi e soggettivi nella determinazione della pena, elevata di due anni rispetto al minimo edittale; 3) mancata concessione delle attenuanti generiche motivata con una formula di stile.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Motivi principali: la richiesta di rinnovazione dell'istruttoria era generica e non indicava quali dichiarazioni nuove sarebbero state rilevanti; la Corte di appello aveva fornito motivazione sufficiente sulla responsabilità (impronte digitali sulle porte delle banche, riconoscimento da numerosi testimoni, condotta di contenimento delle persone presenti) rendendo superflua la rinnovazione; la doglianza sulla determinazione della pena configurava una valutazione di merito non sindacabile in sede di legittimità, poiché la Corte d'appello aveva indicato gli elementi che giustificavano la pena superiore al minimo; quanto alle attenuanti generiche, non essendovi elementi positivi indicati a favore del ricorrente e trovandosi il rigetto adeguatamente motivato, la censura era inammissibile. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di €3.000,00 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 133 c.p.

    menzionato nel testo come criterio per la determinazione della pena

    La norma disciplina i criteri per la determinazione della pena base; la Corte ha ritenuto che la scelta della Corte d'appello di applicare una pena superiore al minimo fosse adeguatamente motivata con elementi fattuali e quindi non sindacabile in cassazione come valutazione di merito

  • art. 616 c.p.p.

    Consente di condannare la parte che propone ricorso inammissibile al pagamento delle spese e, se rilevanti profili di colpa, a una somma a favore della Cassa delle ammende; la Corte lo ha applicato per condannare il ricorrente alle spese e a €3.000,00

Massime di principio

  • La richiesta di rinnovazione dell'istruttoria in appello deve indicare specificamente quali nuovi elementi probatori si intendono acquisire e perché essi sarebbero rilevanti: formulazioni generiche sono inammissibili.
  • Il rigetto dell'istanza di rinnovazione non è sindacabile in cassazione se la motivazione della Corte d'appello è sufficientemente articolata e fondata su elementi che consentono una valutazione compiuta della responsabilità.
  • Le censure sulla quantificazione della pena che si risolvono in una diversa valutazione del merito non possono essere esaminate in sede di legittimità se la corte d'appello ha indicato elementi concreti giustificativi della scelta sanzionatoria.
  • Sull'esclusione delle attenuanti generiche, il giudice non è tenuto a una motivazione iperformalistica: se l'imputato le richiede, il rigetto deve essere sostenuto da plausibili ragioni; qualora il giudice non indichi elementi positivi a favore dell'imputato, il ricorso è destinato all'inammissibilità.
  • In sede di cassazione è essenziale distinguere tra vizio di motivazione sostanziale (che può rendere ammissibile il ricorso) e mera contestazione del fatto o della valutazione probatoria operata dai giudici di merito (che è, di norma, inammissibile).

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