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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18930/2023 del 05/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la sentenza d'appello che confermò la condanna per il reato previsto dall'art. 590 cod. pen. in relazione a un sinistro stradale del 14/09/2015 ad Acquapendente. La ricorrente deduceva: (1) nullità della sentenza per violazione del diritto di difesa e del contraddittorio e per mancata motivazione in relazione all'esclusione richiesta di quattro fotografie scattate il 19/09/2015 e della consulenza cinematica del C.T. Guido Iorio, istanze rigettate dal giudice di pace; (2) nullità per mancanza assoluta, contraddittorietà e illogicità manifesta della motivazione con riferimento all'attendibilità dei testimoni e alla loro incongruenza rispetto alle doglianze tecnico-scientifiche e cinematiche presentate in appello.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale di Viterbo, conformemente al Giudice di pace, avesse motivato logicamente la ricostruzione del sinistro basandosi sulle dichiarazioni della persona offesa (Pezzola Sara), sui testimoni Poponi e Nardini e sui rilievi dell'operante Russo, costituendo un quadro probatorio coerente che rendeva irrilevanti le prove richieste dalla difesa. La Corte ha affermato che la doglianza mira in realtà a una rivalutazione del merito, impedita in sede di legittimità salvo vizi motivazionali evidenti, non ravvisati. Conseguentemente la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali, alla rifusione delle spese di costituzione della parte civile e al versamento di euro 3.000,00 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 590 cod. pen.

    Norma del codice penale prevista per le lesioni personali contestate in relazione al sinistro stradale; la sentenza impugnata ha confermato la condanna applicando tale norma in base alla ricostruzione del fatto.

  • art. 606 cod. proc. pen. lett. c) e d)

    Le censure in cassazione sono state proposte anche sotto le fattispecie previste da questo articolo (nullità e vizi della motivazione). La Corte ha ritenuto le censure manifestamente infondate perché si limitavano a chiedere una rivalutazione del merito e non hanno dimostrato vizi logico-giuridici tali da integrare i rimedi straordinari previsti dall'art. 606.

Massime di principio

  • Quando la sentenza d'appello conferma la decisione di primo grado, le due sentenze possono costituire un unico corpo decisionale purché la motivazione d'appello richiami e adotti i medesimi criteri di valutazione delle prove; in tal caso la Cassazione limita il suo sindacato ai vizi di motivazione e di legittimità.
  • L'esclusione di prove richieste dalla difesa (es. fotografie, perizia cinematica) può essere ritenuta irrilevante se il giudice di merito motiva che il quadro probatorio risultava già chiaro e coerente, rendendo le prove ulteriori inutili ai fini della ricostruzione.
  • L'attendibilità dei testimoni è valutazione tipica del giudice di merito; la Corte di legittimità interviene solo se è dimostrabile incongruità, contraddittorietà o illogicità manifesta della motivazione che la sostiene.
  • In cassazione non è consentita una rilettura globale e alternativa del compendio probatorio finalizzata a ottenere una diversa ricostruzione dei fatti; le censure devono dimostrare vizi formali o motivazionali rilevanti ai sensi delle norme processuali.
  • Il rigetto del ricorso per cassazione può comportare la condanna alle spese processuali e l'irrogazione di una somma in favore della cassa delle ammende; si raccomanda valutare attentamente la rilevanza delle nuove prove proposte in appello prima di lamentarne l'esclusione in sede di legittimità.

Testo integrale

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