Cassazione Civile, Ordinanza n. 33525/2021 del 11/11/2021
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)
La controversia
La controversia nasceva da una domanda di indebito arricchimento proposta da un professionista nei confronti di un ente pubblico per prestazioni rese senza un valido contratto di appalto d'opera. In primo grado era stata accolta la domanda subordinata e liquidata una somma a titolo di indennizzo. In appello l’ente aveva ottenuto una rideterminazione dell’indennizzo, che la corte territoriale aveva fissato in euro 17.206,23, assumendo come base la parcella professionale congrua e decurtandola del 15% per escludere il lucro cessante, oltre a compensare integralmente le spese di lite e di consulenza tecnica d’ufficio. Il ricorrente ha denunciato: 1) violazione dell’art. 2041 c.c. per avere la corte d’appello ridotto del 15% l’importo senza motivazione logicamente e giuridicamente corretta; 2) violazione dell’art. 91 c.p.c. per avere disposto la compensazione delle spese nonostante, a suo dire, mancasse soccombenza reciproca, essendo stata accolta la domanda subordinata e non quella principale.
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto infondati entrambi i motivi. Sul primo ha affermato che la censura, pur formalmente veicolata come violazione di legge, mirava in realtà a contestare l’accertamento di fatto compiuto dai giudici di merito sulla quantificazione dell’indennità ex art. 2041 c.c.; ha inoltre ribadito che, nell’azione di indebito arricchimento per prestazioni professionali rese senza valido contratto, l’indennizzo va limitato alla diminuzione patrimoniale effettivamente subita dal professionista, con esclusione del profitto che egli avrebbe conseguito se il rapporto fosse stato valido, sicché è corretto utilizzare la parcella come parametro e poi decurtarla per eliminare il guadagno. Sul secondo ha confermato che, quando il giudice d’appello riforma anche solo in parte la decisione di primo grado, deve procedere d’ufficio a un nuovo regolamento delle spese sulla base dell’esito complessivo della lite, valutando unitariamente la soccombenza; nel caso concreto la compensazione delle spese era quindi legittima. Nonostante il riferimento finale alla manifesta inammissibilità ex art. 360-bis n. 1 c.p.c., il dispositivo ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso e ha dato atto dell’obbligo di versamento dell’ulteriore contributo unificato.
Norme richiamate
art. 2041 c.c.
Nell’azione di indebito arricchimento la prestazione va indennizzata nei limiti della diminuzione patrimoniale subita dall’esecutore, con esclusione del lucro cessante o del profitto che sarebbe derivato da un contratto valido.
art. 360 n. 3 c.p.c.
È il vizio dedotto dai motivi, ma la Corte rileva che le censure miravano in realtà a contestare l’accertamento di fatto e la valutazione delle prove.
art. 91 c.p.c.
Il giudice d’appello, quando riforma in tutto o in parte la sentenza, deve rideterminare d’ufficio le spese secondo l’esito complessivo della lite.
art. 360-bis n. 1 c.p.c.
Il ricorso è dichiarato inammissibile perché la decisione di merito è conforme alla giurisprudenza di legittimità e non sono offerte ragioni per mutare orientamento.
art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002
Sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002
Costituisce il parametro dell’ulteriore importo dovuto in caso di inammissibilità del ricorso, se dovuto.
art. 1, comma 17, L. n. 228 del 2012
Ha introdotto il comma 1-quater dell’art. 13 del d.P.R. n. 115 del 2002.
Massime di principio
- Nell’azione di indebito arricchimento proposta dal professionista contro la pubblica amministrazione in assenza di un valido contratto, l’indennizzo ex art. 2041 c.c. deve coprire soltanto il detrimento effettivamente subito, non il guadagno mancato, che resta escluso.
- Ai fini della quantificazione dell’indennità può essere utilizzata la parcella professionale congrua come criterio comparativo, ma occorre poi decurtarla per distinguere i costi e il sacrificio sopportati dal professionista dal profitto che non può essere riconosciuto.
- La censura che formalmente denuncia violazione di legge, ma mira in sostanza a rimettere in discussione l’apprezzamento delle prove e la ricostruzione dei fatti operata dal giudice di merito, non integra un valido errore di diritto.
- Quando la sentenza di appello riforma anche solo in parte quella di primo grado, la regolazione delle spese va rifatta d’ufficio sulla base dell’esito globale della controversia, con valutazione unitaria della soccombenza.
- La soccombenza reciproca può essere apprezzata anche quando sia stata accolta solo la domanda subordinata e non quella principale, specie se la vittoria è solo parziale e per un importo inferiore rispetto a quello originariamente richiesto.
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