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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35648/2022 del 22/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Frascarino propose ricorso per cassazione, lamentando un unico motivo: violazione di legge e vizio di motivazione per omessa riqualificazione del fatto ai sensi dell'art. 73, comma 5, del d.P.R. 309/1990. In sostanza il ricorrente sosteneva che la Corte di appello non avesse corretto o riqualificato la qualificazione giuridica delle condotte relative al possesso di sostanze stupefacenti (marijuana, hashish, cocaina) come previsto dal citato comma 5.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha richiamato il principio secondo cui, nel patteggiamento in appello, la richiesta concordata tra accusa e difesa in ordine alla misura della pena è vincolante nella sua integralità: l'accoglimento della richiesta implica la condivisione della qualificazione giuridica del fatto e di ogni circostanza rilevante al calcolo della pena. Dunque la Corte di appello ha correttamente confermato la pena pattuita (rideterminata in 4 anni e 8 mesi di reclusione ed €20.000 di multa) e la Cassazione non ha potuto rimettere in discussione la riqualificazione. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di €3.000 in favore della Cassa delle ammende. Decisione depositata il 13 settembre 2022.

Norme richiamate

  • d.P.R. 309/1990, art. 73, comma 5

    È richiamata come norma di riqualificazione invocata dal ricorrente; la Corte ha ritenuto che, una volta introdotto e concordato il patteggiamento in appello, la qualificazione giuridica data al fatto e le conseguenti ricadute sul calcolo della pena siano parte integrante della richiesta vincolante e non riapribili dal giudice di legittimità nel quadro del ricorso per cassazione.

  • Giurisprudenza: Sez. 6, n. 4665 del 20/11/2019 (Furino)

    La sentenza richiamata stabilisce il principio secondo cui, nel patteggiamento in appello, la richiesta concordata tra accusa e difesa circa la misura della pena vincola il giudice nella sua integralità, in quanto l'accoglimento presuppone la condivisione della qualificazione giuridica e delle circostanze rilevanti ai fini del calcolo della pena.

Massime di principio

  • Nel patteggiamento (patteggiamento) in appello la misura concordata tra accusa e difesa vincola il giudice: accogliendo la richiesta il giudice condivide la qualificazione giuridica e non può modificare la riqualificazione dei fatti.
  • Se il difensore e l'imputato hanno concordato e rinunciato espressamente a motivi di impugnazione nell'ambito del patteggiamento, i successivi ricorsi che mirino a contestare la qualificazione giuridica accettata sono in genere dichiarati inammissibili.
  • Il rimedio corretto per contestare la qualificazione giuridica è non accettare il patteggiamento o sollevare la questione prima della conclusione dell'accordo: una volta perfezionato il patteggiamento, la rivalutazione in sede di legittimità è fortemente ostacolata.
  • La Cassazione, richiamando la propria giurisprudenza, tutela la stabilità degli accordi nel processo penale evitando che la corte suprema riformi aspetti che sono stati oggetto di una scelta concordata tra parti.
  • In caso di inammissibilità del ricorso per questioni legate al patteggiamento il ricorrente può essere condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende.

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