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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43600/2022 del 17/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Procuratore aveva chiesto al Gip l'emissione di un decreto penale di condanna nei confronti di Arena Angela per la presunta violazione dell'art. 7, comma 1, del decreto-legge n. 4/2019 (convertito con legge n. 26/2019). Il Gip di Enna ha rigettato la richiesta ritenendo non verosimile, alla luce delle condizioni economiche dell'imputata, l'adempimento dell'obbligazione pecuniaria oggetto dell'ingiunzione penale (sanzione pari a €18.000). Il Procuratore ha impugnato in Cassazione sostenendo che il Gip avrebbe illegittimamente valutato ragioni di opportunità e sarebbe intervenuto sulla libertà del Pm di scegliere il rito, chiedendo che l'atto venisse qualificato come "abnorme".

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del Procuratore inammissibile. Il Collegio ha ritenuto che il Gip rientrasse nei limiti del suo potere esaminando la congruità/attuabilità della pena pecuniaria richiesta, anche alla luce delle condizioni economiche dell'imputata, e che tale valutazione non costituisse abnormità strutturale o funzionale. La Corte ha ricordato che, sebbene esista precedente giurisprudenza che abbia considerato abnorme un rigetto motivato solo da opportunità, la giurisprudenza non è uniforme e, nel caso concreto, il Gip non ha censurato in linea generale la scelta del rito ma ha dubitato della effettiva possibilità di esecuzione della sanzione pecuniaria. Pertanto il ricorso per cassazione ed il rimedio invocato dal Procuratore non erano giustificati.

Norme richiamate

  • decreto-legge n. 4 del 2019, convertito con legge n. 26 del 2019 (art. 7, comma 1)

    Norma oggetto dell'accusa; la richiesta di decreto penale di condanna era fondata su questa disposizione e la Corte ha valutato la legittimità del rigetto del Gip rispetto alla richiesta basata su tale norma.

  • art. 24 cod. pen.

    Riferimento alla natura della sanzione (si tratta di multa); utile per definire i limiti e la tipologia della pena pecuniaria proposta dal Pm.

  • art. 459, comma 1-bis, cod. proc. pen.

    Norma da considerare per la determinazione del valore giornaliero della pena pecuniaria nei casi di conversione di pena detentiva; la Corte ha ritenuto che il Gip possa tener conto delle condizioni economiche dell'imputato anche alla luce di questa previsione.

  • art. 131-bis cod. pen.

    Riferimento alla particolare tenuità del fatto e alla non punibilità concreta; la Corte ricorda che il Gip può, in ipotesi analoghe, valutare la non punibilità per tenuità e quindi rigettare la richiesta.

Massime di principio

  • Il Gip, quando riceve una richiesta di decreto penale di condanna, può valutare la congruità e l'attuabilità della sanzione pecuniaria richiesta e, in particolare, può tener conto delle condizioni economiche dell'imputato; tale valutazione non è necessariamente 'abnorme'.
  • Il Procuratore che vede rigettata la richiesta di decreto penale dispone di un rimedio limitato: il ricorso per cassazione per far dichiarare l'atto abnorme; tale rimedio è residuale ed è ammissibile solo se sussiste effettiva abnormità strutturale o funzionale dell'atto.
  • Non è automatico che un rigetto del Gip fondato su valutazioni di opportunità sia sempre qualificabile come abnorme: è distinguibile il caso in cui il Gip incida illegittimamente sulla scelta del rito (suscettibile di censura) dal caso in cui il Gip abbia motivato il rigetto con ragioni oggettive di incongruità o di inattuabilità della sanzione.
  • Il Pm, quando propone il decreto penale, dovrebbe considerare preventivamente l'esecutività e la proporzionalità della sanzione (es. rischio che il destinatario non possa materialmente adempiere), e valutare alternative procedurali quando la pena richiesta appaia sproporzionata o ineseguibile.
  • Esiste giurisprudenza non univoca sulla materia: in situazioni analoghe è utile motivare bene sia la richiesta del Pm (sulla base della concreta idoneità del decreto) sia la decisione del Gip (soprattutto se il rigetto tocca la scelta del rito) per rendere chiari i profili di diritto e di fatto.

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