Cassazione Penale, Ordinanza n. 03244/2025 del 27/01/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso perché fondato su censure di merito, volte a rivalutare le prove e i fatti accertati nei gradi di merito, attività non consentita in sede di legittimità. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.
Esito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello, deducendo motivi che la Corte qualifica come non consentiti in sede di legittimità perché consistenti in mere doglianze in fatto. In particolare, i motivi risultano formulati in diretto confronto con il materiale probatorio e mirano a ottenere una sostanziale rilettura delle fonti di prova, censura estranea al sindacato di legittimità e non riconducibile, nel caso concreto, al vizio di travisamento della prova, poiché tale vizio non comprende errori sul fatto o sul significato delle prove.
Norme richiamate
art. 616 c.p.p.
La declaratoria di inammissibilità comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
Massime di principio
- In sede di legittimità non sono consentite doglianze che si risolvano in una mera rivalutazione del fatto o delle prove, poiché il ricorso per cassazione non può trasformarsi in un terzo giudizio di merito.
- Il vizio di travisamento della prova non include errori sul fatto o sul significato delle prove: esso non può essere invocato per ottenere una nuova lettura del compendio probatorio.
- Quando i motivi di ricorso si pongono in diretto confronto con il materiale probatorio al fine di sollecitare una diversa ricostruzione dei fatti, il ricorso è inammissibile.
Come è indicizzato
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