Sentenza n. 1351/2026 - Napoli, Sezione 6
per l'annullamento - del provvedimento di revoca adottato dalla Prefettura di Napoli, prot. 0146408 del 08.04.2025; - del decreto di inammissibilità dell’istanza di rilascio del pds adottato dalla Questura di Napoli, cat.a12/2025/imm/1^sez/dinieghi/136, del 06.06.2025.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: revoca del Mod. 209/nulla osta adottata dalla Prefettura e conseguente decreto della Questura di inammissibilità dell'istanza di rilascio del permesso di soggiorno
Esito
Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente, entrato in Italia sulla base di un visto rilasciato previa autorizzazione della Prefettura, aveva sottoscritto il contratto di soggiorno presso lo Sportello Unico per l'Immigrazione e presentato domanda di permesso di soggiorno. La Prefettura revocava il Mod. 209 perché la delega presentata dal delegato del datore di lavoro era stata disconosciuta dal Comune. La Questura dichiarava quindi inammissibile la domanda di permesso di soggiorno. Il ricorrente deduceva difetto di motivazione e di istruttoria, violazione della disciplina di settore e delle circolari ministeriali, eccesso di potere, violazione dei principi di buon andamento, ragionevolezza e proporzionalità, nonché lesione del legittimo affidamento. Sosteneva di essere estraneo alla falsificazione della delega, di essere vittima di artifici e raggiri, di lavorare per un diverso datore di lavoro e chiedeva che fosse valutata la possibilità di rilasciare un permesso per attesa occupazione o altro titolo per casi speciali.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso e annullato entrambi i provvedimenti impugnati. Ha ritenuto decisivi il lungo tempo trascorso dal rilascio del nulla osta e dall'ingresso in Italia, l'assenza di elementi indicativi della mala fede del lavoratore e l'avvenuta assunzione da parte di un altro datore di lavoro, documentata dall'unilav. Tali circostanze avevano determinato una particolare condizione soggettiva meritevole di tutela secondo i principi di proporzionalità e ragionevolezza. L'amministrazione avrebbe dovuto valutare, anche alla luce delle proprie circolari e delle sopravvenienze intervenute in materia di immigrazione, la possibilità di rilasciare un titolo di soggiorno, anziché limitarsi a revocare il Mod. 209 e dichiarare inammissibile la domanda. Le spese sono state compensate.
Norme richiamate
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
Disposizione richiamata per disporre l'oscuramento delle generalità e degli altri dati identificativi del ricorrente.
art. 10 Regolamento (UE) 2016/679
Disposizione richiamata, insieme alla normativa nazionale sulla protezione dei dati, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata.
Massime di principio
- Quando il nulla osta all'ingresso per lavoro viene revocato dopo un significativo lasso di tempo dall'ingresso dello straniero, l'amministrazione non può arrestarsi alla mera irregolarità originaria, ma deve valutare la posizione concreta del lavoratore e le sopravvenienze intervenute.
- In assenza di elementi dai quali desumere la mala fede o il coinvolgimento dello straniero nell'irregolarità relativa alla documentazione presentata dal datore di lavoro o dal suo delegato, la revoca del titolo presupposto non comporta automaticamente l'inammissibilità della domanda di permesso di soggiorno.
- L'avvenuta assunzione dello straniero da parte di un diverso datore di lavoro costituisce una sopravvenienza rilevante che l'amministrazione deve considerare nella valutazione della possibilità di rilasciare un titolo di soggiorno.
- La valutazione amministrativa in materia di soggiorno deve rispettare i principi di proporzionalità e ragionevolezza, tenendo conto dell'affidamento maturato, del tempo trascorso dall'ingresso e dell'inserimento economico e sociale dello straniero.
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