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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38992/2025 del 03/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione in Cassazione avverso la sentenza d'appello che aveva confermato la condanna per associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.) e per estorsione (artt. 110, 629 in relazione all'art. 628), chiedendo: assoluzione per insufficienza di prove circa la sua stabile appartenenza alla famiglia mafiosa di Bagheria; in via subordinata la riqualificazione delle condotte in favoreggiamento personale o intestazione fittizia (art. 378 o 512-bis); esclusione delle aggravanti previste dal quarto e sesto comma dell'art. 416-bis (in particolare la disponibilità di armi); assoluzione per estorsione per mancanza della prova della imposizione; concessione delle circostanze attenuanti generiche (art. 62-bis). Il ricorso comprendeva contestazioni di motivazione, travisamento della prova e violazioni di legge.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato nella sua totalità o per parti inammissibili e per parti infondate. La Corte di Cassazione ha confermato la valutazione di merito circa la partecipazione stabile e organica dell'imputato alla "famiglia" mafiosa di Bagheria (ruolo di prestanome e gestione patrimoniale), la sussistenza dell'aggravante della disponibilità di armi (quarto comma art. 416-bis) e la responsabilità per il reato di estorsione in concorso. È stata ritenuta corretta la valutazione delle intercettazioni e delle dichiarazioni dei collaboratori come elemento probatorio insieme agli accertamenti patrimoniali; è stato inoltre dichiarato inammissibile per genericità il motivo relativo alle attenuanti generiche. Il rigetto comporta la condanna alle spese processuali: la sentenza di merito (che aveva ridotto la pena a anni 9 e mesi 4 di reclusione) è stata sostanzialmente confermata; il ricorrente è condannato anche alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa delle parti civili costituite.

Norme richiamate

  • art. 416-bis c.p.

    La partecipazione all'associazione mafiosa richiede un rapporto stabile e organico; l'aggravante prevista dal quarto comma (disp. di armi) è applicabile se il partecipante è consapevole della disponibilità di armi nel sodalizio o lo ignora per colpa; l'articolo è stato ritenuto applicabile al ricorrente poiché svolgeva ruolo continuativo e funzionale (prestANome e gestione risorse)

  • artt. 629, 628 c.p. e art. 416-bis.1 c.p.

    La condanna per estorsione in concorso è stata confermata: per il concorso è sufficiente la coscienza e volontà di contribuire allo scopo estorsivo; anche l'intermediario che agevola la pretesa illecita può essere concorrente, salvo che agisca per solidarietà o interesse della vittima

  • art. 110 c.p.

    Riferimento alla partecipazione al reato in concorso, applicato nelle imputazioni di concorso in estorsione

  • art. 512-bis c.p.

    Contestata in via subordinata come riqualificazione possibile delle condotte; la Corte ha escluso tale riqualificazione ritenendo che l'imputato non si sia limitato a favorire ma abbia fornito contributo stabile al sodalizio

  • art. 378 c.p.

    Richiamato come ipotesi alternativa (favoreggiamento personale); la Corte ha escluso il favoreggiamento perché la condotta denotava 'animus socii' e partecipazione all'associazione

  • art. 62-bis c.p.

    Norma sulle circostanze attenuanti generiche: la loro concessione è valutazione di merito e non sindacabile in sede di legittimità se la motivazione del giudice di merito è non contraddittoria; qui la Corte ha ritenuto assenti elementi positivi tali da giustificarle

  • art. 192 c.p.p.

    Richiamato nel contesto della censura sulla motivazione e sulla valutazione delle intercettazioni; il controllo di legittimità non consente rivalutazione dei fatti se la motivazione è logica e coerente

  • art. 606 c.p.p.

    Fondamento delle censure per violazione di legge e vizio di motivazione; la Corte ricorda i limiti del sindacato di legittimità e i requisiti di specificità e autosufficienza per il ricorso

  • art. 173 disp. att. c.p.p.

    Richiamato per i limiti alla riproduzione dei motivi nell'impugnazione e per la definizione dei termini di ammissibilità del ricorso

  • art. 616 c.p.p.

    Prevista la condanna alle spese processuali del ricorrente in caso di rigetto del ricorso

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non riesamina i fatti: non è consentita una rivalutazione delle prove se la motivazione dei giudici di merito è logica e non contraddittoria; i motivi che propongono una diversa lettura dei fatti sono in gran parte inammissibili
  • Per il reato di associazione mafiosa (art. 416-bis) è richiesta la prova di un rapporto stabile e organico con il sodalizio, desumibile da indizi gravi, precisi e concordanti (comportamenti, ruoli funzionali, "facta concludentia"), non necessariamente da affiliazione rituale formale
  • L'aggravante per la disponibilità di armi si applica se il partecipante è consapevole della detenzione di armi nel sodalizio o la ignora per colpa; il fatto notorio della stabile detenzione di armi può concorrere nella valutazione
  • Nelle estorsioni in concorso è sufficiente la volontà e coscienza di contribuire allo scopo estorsivo; anche l'intermediario può essere responsabile se il suo intervento agevola la pretesa illecita e non è dettato da solidarietà verso la vittima
  • Le intercettazioni, anche se criptiche, sono valutazione di fatto rimessa al giudice del merito; la loro interpretazione è sindacabile in Cassazione solo in presenza di macroscopici vizi logici o travisamento della prova debitamente specificato
  • Le circostanze attenuanti generiche costituiscono valutazione discrezionale del giudice di merito: in Cassazione sono inammissibili censure generiche che non si confrontano puntualmente con la motivazione resa

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