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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11336/2022 del 29/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso contestava: 1) difetto di giurisdizione dello Stato italiano sostenendo che il locus commissi delicti fosse in Cina perché il bonifico era da banca cinese a banca cinese e il presunto depauperamento della vittima sarebbe avvenuto all'estero; 2) erronea qualificazione giuridica della fattispecie e insussistenza del raggiro (assenza di "truffa romantica"), con richiesta di reinterpretazione delle prove (messaggi, estratto conto, traduzioni e firme); 3) violazioni procedurali e di motivazione (art. 521 e 125 c.p.p.), con lamentele sulla reformatio in peius intervenuta in appello e sulla mancata esplicita motivazione della pena; 4) travisamento e valutazione erronea di testi e documenti (teste Marra, Zanette, Ceschin) da parte della Corte d'Appello.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato la corretta riqualificazione del fatto come truffa aggravata ai sensi dell'art. 640 e dell'art. 61 n.7 c.p., ritenendo che gli elementi probatori (firma, mancato versamento della caparra, condotte collocate in Italia come la risoluzione del preliminare) dimostrassero l'esistenza del raggiro e l'inizio dell'azione dannosa nel territorio italiano. Ha ritenuto infondata l'eccezione di difetto di giurisdizione richiamando l'art. 6 c.p. (reato commesso in tutto o in parte nello Stato). Ha dichiarato inammissibile la rivisitazione del compendio probatorio (motivi meramente fattuali non recepibili in sede di legittimità). Essendo intervenuta revoca della costituzione di parte civile e remissione della querela, ha revocato le statuizioni civili conseguenti. Ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., lo ha condannato a versare alla Cassa delle ammende la somma di Euro 3.000,00.

Norme richiamate

  • art. 640 c.p.

    La Corte ha ritenuto che la fattispecie tradizionale della truffa (art. 640) fosse integrata dalla menzogna e dagli artifici utilizzati dall'imputato per indurre in errore la persona offesa e procurarsi il profitto; la definizione di 'menzogna' è stata richiamata in senso giurisprudenziale come forma di raggiro idonea a creare un convincimento errato nella vittima.

  • art. 61 n.7 c.p.

    Applicato come circostanza aggravante per la rilevante entità della somma sottratta (importo elevato pari a Euro 140.000,00), giustificando il quadro aggravatorio della pena.

  • art. 6 c.p.

    "il reato si considera commesso nel territorio dello Stato, quando l'azione o l'omissione, che lo costituisce, è ivi avvenuta in tutto o in parte"

    La norma è stata interpretata nel senso che, essendo parte integrante del raggiro avvenuta in Italia (contratto preliminare e altri atti relativi all'immobile situato in Italia), il reato si considera commesso in tutto o in parte in territorio italiano e dunque la giurisdizione italiana è legittima.

  • art. 9 c.p.

    Richiamato in relazione alla determinazione del luogo del reato; la Corte ha escluso che il mero trasferimento di denaro da conto estero escluda la disponibilità degli elementi costitutivi del reato in Italia quando qui si sono concretizzati atti rilevanti del raggiro.

  • art. 521 c.p.p.

    La censura sulla mancanza di motivazione della pena è stata ritenuta infondata: la Corte ha ritenuto adeguata la motivazione e la misura della pena, che rimase vicina al minimo edittale.

  • art. 125 c.p.p.

    Richiamato nella critica circa vizi di motivazione e travisamento probatorio; la Corte ha ritenuto tali doglianze come questioni fattuali riservate al giudice di merito e non riesaminabili in cassazione.

  • art. 616 c.p.p.

    Usato per fondare la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e per disporre l'ammenda di Euro 3.000 a favore della Cassa delle ammende, in ragione dell'inammissibilità del ricorso e dei profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Massime di principio

  • Per la determinazione del locus commissi delicti prevale la valutazione complessiva degli atti: se parti essenziali del raggiro si sono concretizzate in Italia (contratti, atti relativi all'immobile, condotte dirette qui), lo Stato italiano ha giurisdizione anche se il denaro proviene dall'estero.
  • La Cassazione non riesamina liberamente la prova: le censure che richiedono una rivalutazione del compendio probatorio sono inammissibili e vanno proposte nei gradi di merito; le valutazioni su credibilità e sovrapposizione di firme restano di competenza del giudice di merito.
  • La riqualificazione del reato in appello è legittima se sorretta da motivazione e dagli elementi presenti nel processo; l'eccezione di reformatio in peius solleva questioni complesse ma non è automatica: va valutata rispetto ai limiti normativi e alla sussistenza di ragioni probatorie che giustifichino il mutamento della qualificazione.
  • La revoca della costituzione di parte civile e la remissione della querela estinguono il rapporto processuale civile nel processo penale e comportano la revoca delle statuizioni civili conseguenti emesse nel giudizio penale.
  • Gli appelli o ricorsi manifestamente infondati o inammissibili possono comportare la condanna alle spese e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., l'obbligo di versamento di una somma alla Cassa delle ammende in caso di profili di colpa nella proposizione del gravame.

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