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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21619/2024 del 30/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione per violazione di legge e vizio di motivazione, in particolare per presunta violazione del divieto di reformatio in pejus in relazione all'aumento della pena per la continuazione operato dalla Corte d'appello rispetto alla determinazione del Tribunale; dedotta anche carenza motivazionale sul calcolo degli aumenti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata perché il reato è estinto per remissione della querela. La decisione precisa che, essendo intervenuta la remissione della querela (formalizzata dalla Wurth srl e accettata dal querelato), il reato si estingue anche in pendenza del ricorso per cassazione e il giudice di legittimità deve rilevare tale estinzione; perciò le doglianze del ricorrente non sono state esaminate nel merito. Sono inoltre eliminate le statuizioni civili connesse e, conformemente a quanto convenuto, è stata disposta la condanna del querelato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • Decreto-Legge 137/2020, art. 23, comma 8

    la Procura Generale ha trasmesso la requisitoria scritta ai sensi dell'art. 23, comma 8, del DL 137 del 2020

    Rinvio formale della requisitoria della Procura Generale secondo la norma indicata; la Procura ha concluso per l'annullamento della sentenza impugnata in punto di determinazione della pena.

  • Istituto della remissione della querela (giurisprudenza consolidata)

    La remissione della querela, quando venga formalizzata in pendenza del ricorso per cassazione e sia accettata dal querelato, determina l'estinzione del reato. Tale estinzione prevale su eventuali questioni processuali e va rilevata d'ufficio dal giudice di legittimità; di conseguenza il giudice non procede all'esame dei vizi di motivazione della sentenza impugnata e pronuncia l'annullamento senza rinvio.

  • Giurisprudenza richiamata nella sentenza (Sez. U n. 24246/2004 e altre)

    La Corte richiama la consolidata giurisprudenza secondo cui, in presenza di causa estintiva sopravvenuta come la remissione della querela, la Cassazione dichiara l'estinzione del reato e non entra nel merito delle doglianze sull'impugnata decisione; altresì rileva l'esigenza della tempestività dell'impugnazione.

Massime di principio

  • La remissione della querela, se formalizzata e accettata dal querelato mentre è pendente il ricorso, estingue il reato e impone al giudice di legittimità di dichiarare l'estinzione senza entrare nel merito delle doglianze presentate.
  • Quando sussiste una causa estintiva sopravvenuta, la Corte di Cassazione annulla la sentenza impugnata senza rinvio e non valuta eventuali vizi di motivazione o di diritto che sarebbero altrimenti devoluti al giudice del rinvio.
  • La tempestività dell'impugnazione rimane un requisito rilevante: la remissione produce effetti estintivi anche in cassazione purché il ricorso sia stato proposto tempestivamente.
  • La remissione della querela estingue il reato ma non necessariamente esclude obblighi procedurali residui come l'addebito delle spese processuali, che il giudice può comunque regolare.
  • Perché la remissione sia efficace in sede di legittimità è necessario che sia documentalmente formalizzata e che risulti l'accettazione espressa del querelato; la forma e la prova di tali atti sono importanti per la declaratoria di estinzione.

Testo integrale

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