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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34542/2024 del 12/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza della Corte di Appello di Roma che aveva confermato la condanna del Tribunale di Roma per due fatti di estorsione aggravata (capi A e C). Deduce: 1) vizio di qualificazione giuridica dei fatti (sostiene che si tratti di truffa cd. vessatoria ex art. 640 c.p., e non di estorsione ex art. 629 c.p., perché l'ingiusto profitto sarebbe stato conseguito mediante artifici o raggiri); 2) violazione di legge in relazione all'aumento di pena per la recidiva infra-quinquennale ex art. 99, comma 2, n.2 c.p., contestando che la Corte d'appello non avrebbe verificato se la recidiva fosse sintomatica di maggiore colpevolezza e pericolosità.

La decisione

La Corte di legittimità ha dichiarato il ricorso inammissibile. Sul primo motivo ha ritenuto manifestamente infondata la censura sulla qualificazione: i fatti sono stati ricostruiti come condotte in cui Pacifici e un complice si qualificavano falsamente come appartenenti ai Carabinieri/NAS e minacciavano di elevare sanzioni amministrative in caso di mancato pagamento, prospettando quindi un pericolo attribuibile agli agenti stessi e non un mero errore indotto (criterio distintivo tra estorsione e truffa vessatoria), per cui corretta la qualificazione per estorsione. Sul secondo motivo la Corte ha ritenuto anch'esso manifestamente infondato: la sentenza impugnata ha fornito motivazione specifica e congrua sulla rilevanza della recidiva (vicinanza temporale dei precedenti, reiterazione, insidiosità delle modalità, contestazione della continuazione), valutazione che attiene al merito non sindacabile in cassazione. Perciò il ricorso è stato respinto, i ricorrenti condannati al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di euro 3.000 ciascuno in favore della Cassa delle ammende per colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Norme richiamate

  • art. 629 c.p. (estorsione)

    Nel caso la Corte ha interpretato l'art. 629 nel senso che la minaccia era riconducibile agli stessi agenti (prospettazione di sanzione direttamente o indirettamente attribuibile all'agente), quindi rientrante nel paradigma dell'estorsione.

  • art. 640 c.p. (truffa), comma secondo, n.2 (truffa cd. vessatoria)

    La Corte richiama la distinzione tra truffa vessatoria e estorsione: la truffa si configura quando il danno è prospettato come possibile ed eventuale e l'offeso è indotto in errore; qui, invece, il pericolo era attribuibile all'agente, escludendo la qualificazione come truffa vessatoria.

  • art. 99 c.p., comma 2, n.2 (recidiva infra-quinquennale)

    La norma consente l'aumento di pena per recidiva quando la recidiva sia sintomatica di accresciuta pericolosità sociale; la Corte ha ritenuto che la motivazione della corte di merito abbia adeguatamente valutato questi profili (vicinanza temporale, reiterazione, modalità), legittimando l'aumento.

  • art. 133 c.p. (criteri di determinazione della pena e valutazione della recidiva)

    Richiamato come criterio per la valutazione concreta del rapporto tra precedente e reato attuale: la Corte ha applicato i criteri di cui all'art. 133 per ritenere la recidiva indice di persistente inclinazione al delitto.

  • Giurisprudenza: Cass. Sez. 2, sent. n. 24624 del 17/07/2020 (Bevilacqua)

    Precedente richiamato per la distinzione tra truffa vessatoria ed estorsione: quando il pericolo è riconducibile all'agente, ricorre estorsione; la Corte ha seguito questo orientamento consolidato.

  • Giurisprudenza: Cass. Sez. 2, sent. n. 10988 del 07/12/2022 (Antignano)

    Precedente richiamato sul significativo ruolo della valutazione concreta della recidiva quale indice di pericolosità sociale e non mera constatazione di precedenti, in linea con la motivazione della Corte d'appello.

Massime di principio

  • La distinzione fondamentale tra truffa vessatoria (art. 640) ed estorsione (art. 629) è basata sulla provenienza del pericolo: se il danno è prospettato come conseguenza delle condotte dell'agente (minaccia attribuibile all'agente), si configura l'estorsione; se il danno è un rischio possibile, non direttamente imputabile all'agente e l'offeso è indotto in errore, può trattarsi di truffa vessatoria.
  • L'impersonificazione di pubblici ufficiali o l'attribuzione di poteri repressivi agli agenti che imponendo pagamenti per evitare sanzioni integra l'elemento della minaccia rilevante per l'estorsione.
  • La valutazione della recidiva infra-quinquennale ai fini dell'aumento di pena richiede una valutazione concreta della pericolosità sociale e del nesso tra precedenti e fatto attuale (art. 133 c.p.); non è sufficiente la mera esistenza di precedenti, serve motivazione che ne evidenzi l'incidenza sul rischio recidiva.
  • In sede di legittimità non è consentito riesaminare liberamente le risultanze di fatto o proporre una semplice diversa lettura delle prove già valutate dai giudici di merito; le censure devono riguardare profili di diritto o palese illogicità/contraddittorietà della motivazione.
  • Quando la sentenza di merito espone argomentazione puntuale (es. cronologia dei precedenti, reiterazione, insidiosità delle condotte), la cassazione tende a dichiarare inammissibili o infondati i ricorsi che si limitano a una diversa interpretazione del materiale probatorio.

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