Cassazione Civile, Ordinanza n. 11164/2024 del 24/04/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (conduttore)
La controversia
La controversia trae origine da un rapporto locativo cessato e dall'indennità dovuta ai sensi dell'art. 34 della l. n. 392/1978. La società locatrice aveva ottenuto un decreto ingiuntivo per il rimborso dell'IVA che assumeva essere stata erroneamente applicata all'indennità corrisposta alla controparte. Il giudice d'appello, in sede di rinvio, ha respinto il gravame ritenendo che il pagamento fosse stato eseguito in forza di un accordo del 13.5.2011, quindi sorretto da una causa adquirendi autonoma e valida, e che la locatrice non avesse proposto una domanda idonea a contestare la debenza della somma per errore nell'assoggettamento a IVA. In cassazione la ricorrente ha denunciato violazione degli artt. 1362, 1363, 1366 e 1369 c.c. e dei principi generali del contratto, sostenendo che la Corte d'appello si fosse limitata all'interpretazione letterale dell'accordo senza accertare la comune intenzione delle parti; con il secondo motivo ha contestato nuovamente l'interpretazione del negozio, chiedendo se fosse esecutivo di obblighi già fissati dal Tribunale o transattivo, deducendo comunque che esso non potesse legittimare un arricchimento della controparte.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che i motivi non si confrontassero con la ratio decidendi della sentenza impugnata, perché la Corte d'appello non aveva fondato il rigetto su una mera interpretazione ermeneutica dell'accordo, ma sulla circostanza che il pagamento era avvenuto in esecuzione di un obbligo contrattuale validamente assunto, mai validamente contestato nella sua efficacia. Inoltre ha rilevato una seconda ragione di inammissibilità, legata al giudicato formatosi sul contenuto e sulla portata degli obblighi risultanti dall'accordo del 13.5.2011: tali questioni non erano state specificamente devolute in appello e non potevano essere riproposte per la prima volta in cassazione, tanto più in un giudizio di rinvio. La ricorrente è stata condannata alle spese e al pagamento dell'ulteriore contributo unificato, se dovuto.
Norme richiamate
art. 34 l. 27 luglio 1978, n. 392
richiamato come base dell'indennità corrisposta alla cessazione del rapporto locativo
artt. 1362, 1363, 1366 e 1369 c.c.
richiamati come norme sull'interpretazione del contratto, ma ritenuti non pertinenti perché la censura non coglieva la ratio decidendi
art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115
richiamato per il raddoppio del contributo unificato in caso di rigetto/inammissibilità del ricorso
principi generali del contratto
evocati dalla ricorrente a sostegno della critica interpretativa dell'accordo
Massime di principio
- Il ricorso per cassazione deve confrontarsi puntualmente con la ratio decidendi della sentenza impugnata: è inammissibile la censura che si limiti a prospettare un vizio meramente ipotetico o estraneo alla reale motivazione della decisione.
- Le questioni non devolute al giudice di appello non possono essere introdotte per la prima volta in cassazione; ciò vale in modo ancora più rigoroso nel giudizio di rinvio, nel quale restano precluse le contestazioni su profili già coperti da giudicato o comunque non tempestivamente dedotti.
- Quando il pagamento sia eseguito in adempimento di un obbligo contrattuale validamente assunto, la ripetizione non può essere ottenuta senza una specifica domanda diretta a contestare l'efficacia o la debenza del titolo negoziale che lo ha giustificato.
- La denuncia di un errore ermeneutico nell'interpretazione di un accordo è inconferente se la decisione impugnata non si fonda sulla ricostruzione del contenuto letterale del negozio, ma sulla sua efficacia giuridica e sulla mancata contestazione della causa del pagamento.
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