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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17071/2024 del 23/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore Generale ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Cagliari che aveva ammesso Primiceri alla semilibertà. Il ricorso denunciava: (i) erronea applicazione degli artt. 4-bis e 50 ord. pen., poiché il Tribunale non avrebbe considerato il parere negativo della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce e le annotazioni della Polizia (che indicano persistenti collegamenti del ricorrente con la consorteria criminale e il rischio connesso al rientro nel territorio di operatività del clan); (ii) vizio di motivazione, perché l'ordinanza avrebbe dato prevalente rilievo alla buona condotta carceraria trascurando le risultanze istruttorie contrarie e senza spiegare come il posto di lavoro presso una ditta di onoranze funebri, con orari non programmabili e ubicata nel territorio del clan, non comporti rischio di ripristino di collegamenti criminali.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio al Tribunale di sorveglianza di Cagliari per nuovo giudizio, espressamente disponendo che la motivazione venga integrata. La Corte ha rilevato che il Tribunale non ha indicato con precisione a quali titoli di reato riferisca la pena residua, non ha considerato adeguatamente il parere negativo della DDA e le comunicazioni delle Forze di polizia, e ha fatto un apprezzamento assertivo e insufficiente nel ritenere prevalente la condotta intramuraria rispetto agli elementi di rischio emersi dall'istruttoria. La Corte ha altresì richiamato la disciplina aggiornata (d.l. 31/10/2022 n.162 conv. legge 199/2022) e la necessità di motivare la esclusione dell'attualità di collegamenti con la criminalità organizzata anche quando la collaborazione non è avvenuta.

Norme richiamate

  • art. 50 Ord. pen.

    "almeno venti anni di pena"

    La Corte richiama i criteri di ammissibilità della semilibertà: diverse ipotesi a seconda della durata della pena e del titolo di reato; la giurisprudenza e la Corte costituzionale hanno riconosciuto l'istituto della semilibertà "surrogatoria" (terzo periodo del comma 2) e la necessità di applicare correttamente i limiti quantitativi (metà o due terzi della pena) e motivare l'ammissibilità.

  • art. 4-bis Ord. pen.

    La Corte ricorda che, con riferimento ai reati ostativi (cd. "prima fascia"), il giudice deve accertare l'assenza attuale di collegamenti con la criminalità organizzata e il pericolo di ripristino di tali collegamenti; la precedente disciplina conteneva una presunzione di permanenza dei legami superabile solo dalla collaborazione, ma la normativa successiva ha modulato tale presunzione richiedendo elementi specifici per escludere i collegamenti.

  • d.l. 31 ottobre 2022, n. 162 (conv. legge 30/12/2022, n. 199)

    "anche in assenza di collaborazione con la giustizia"

    La modifica consente, nei procedimenti in corso, la concessione di benefici penitenziari per reati ostativi anche senza collaborazione, purché il detenuto fornisca elementi specifici e ulteriori (adempimenti civili/risarcitori o l'impossibilità di adempiere) che escludano l'attualità di collegamenti con la criminalità; la Corte sottolinea l'applicazione dello ius superveniens ai procedimenti pendenti.

  • art. 58-ter Ord. pen.

    Norma richiamata per i profili della collaborazione; la giurisprudenza storica aveva ritenuto che la collaborazione costituisse l'unica via per superare la presunzione di persistenza dei legami, mentre la riforma del 2022 ha introdotto vie alternative purché supportate da specifici elementi.

  • Corte costituzionale, sentenza n. 74/2020

    Ha dichiarato l'illegittimità di parte dell'art.50 nella parte che impediva la semilibertà provvisoria prevista dal terzo periodo del comma 2; la pronuncia ha contribuito a delineare la configurazione della semilibertà "surrogatoria" e il quadro di compatibilità costituzionale delle regole sui benefici penitenziari.

Massime di principio

  • Anche se il condannato ha espiato la pena riferita a reati ostativi, il giudice di sorveglianza deve valutare e motivare espressamente l'assenza attuale di collegamenti con la criminalità organizzata e il rischio di ripristino di tali collegamenti; la sola buona condotta intramuraria non basta se vi sono informative contrarie.
  • Il parere negativo della Direzione Distrettuale Antimafia e le annotazioni delle Forze di polizia costituiscono elementi istruttori che il Tribunale deve esaminare e confutare con argomentazione logica e coerente per poter concedere misure alternative.
  • L'impiego proposto deve essere valutato anche sotto il profilo ambientale e territoriale: un lavoro con orari non programmabili o svolto nel territorio di operatività del clan può aumentare il rischio di ripresa di collegamenti e giustificare il diniego se non adeguatamente mitigato e motivato.
  • Le modifiche normative introdotte dal d.l. 31/10/2022 (convertito) possono trovare applicazione nei procedimenti in corso (ius superveniens), ma richiedono che il richiedente produca elementi specifici, diversi dalla mera condotta carceraria, per escludere l'attualità dei collegamenti.
  • In caso di pene unite in cumulo, lo scioglimento del cumulo può rimuovere ostatività riferite a reati già espiati, ma il giudice deve indicare chiaramente quali titoli di reato restano e come si applicano i requisiti quantitativi di espiazione per la misura richiesta.
  • Per garantire la reggibilità in sede di legittimità, la motivazione deve riportare l'esame puntuale delle fonti informative raccolte (DDA, Polizia, carabinieri) e spiegare in che modo gli elementi favorevoli prevalgono su quelli contrari.

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