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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28689/2022 del 20/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della sentenza d'appello che aveva assolta Todisco dalle accuse di truffa e furto ritenendo i fatti rilevanti solo come concorrenza sleale. Il Procuratore Generale deduce violazione di legge e vizio di motivazione, sostenendo che per la truffa sussistono: condotta artificiosa (farsi passare per tecnico incaricato), induzione in errore della parte offesa, danno patrimoniale (pagamento di 90 euro e ulteriori spese) e ingiusto profitto per l'imputato; e per il furto la sottrazione del registro delle verifiche e la sua sostituzione erano finalizzate all'acquisizione indebita della clientela, dunque integrano il reato di furto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso con riferimento al reato di truffa: ha ritenuto assente il concreto pregiudizio e l'ingiusto profitto, essendo i 90 euro congruo compenso per una prestazione effettivamente resa, e ha pure sottolineato l'inadempimento del ricorrente circa l'indicazione in atti della querela integrativa acquisita. Invece sul reato di furto il ricorso è stato ritenuto fondato: la Corte ha ritenuto che l'impossessamento del registro, pur di scarso valore venale, è stato compiuto con il dolo specifico di trarne profitto in senso strumentale (acquisizione clientela) e pertanto ha annullato in parte la sentenza impugnata (limitatamente al capo relativo al furto) rimettendo la causa alla Corte d'appello di Firenze per nuovo esame.

Norme richiamate

  • art. 624 cod. pen.

    La Corte interpreta il dolo specifico del furto come compatibile con una finalità di profitto non necessariamente immediata o derivante dal valore intrinseco della cosa sottratta: la cosa può essere strumentale a ottenere un vantaggio economico (es. acquisire clientela).

  • art. 581 cod. proc. pen.

    Richiama l'onere del ricorrente in cassazione di formulare motivi specifici e di indicare in modo inequivoco gli atti processuali che intende far valere; la mancata indicazione dell'occasione e delle ragioni dell'acquisizione di atti probatori (es. querela integrativa) preclude la loro valutazione.

  • Giurisprudenza citata (Sez. 5, n. 7451 del 16/10/2013; Sez. 6, n. 22257 del 26/04/2006)

    Richiamati principi giurisprudenziali: il modesto valore venale della cosa non esclude il furto; inoltre la Corte ha ribadito l'esigenza che il ricorrente indichi chiaramente atti e modalità di acquisizione per poterne chiedere la valutazione in cassazione.

Massime di principio

  • Per la truffa è necessario dimostrare contemporaneamente condotta artificiosa, induzione in errore, danno effettivo alla vittima e ingiusto profitto per l'autore: il pagamento di un compenso per una prestazione effettivamente resa può escludere l'ingiusto profitto.
  • Il valore economico intrinseco della cosa sottratta è irrilevante ai fini del furto: conta il dolo specifico di trarne profitto, anche se il profitto è prospettico o strumentale (ad es. acquisire clientela sostituendo documenti).
  • In sede di impugnazione in Cassazione il ricorrente deve indicare con precisione gli atti processuali che intende far valere e l'occasione della loro acquisizione; l'omissione di tali indicazioni può rendere inammissibile o non valutabile la censura.
  • Quando la condotta rileva sul piano commerciale (concorrenza sleale) ma vi è anche sottrazione materialmente integrativa di un bene altrui, il giudice deve verificare separatamente la sussistenza dell'elemento materiale e del dolo specifico per il furto, non limitandosi a valutazioni sul solo intento commerciale.
  • Se la Corte di legittimità annulla una decisione di assoluzione limitatamente a un capo, la vicenda viene rinviata al giudice d'appello perché compia un nuovo esame sul punto specifico indicato.

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