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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17985/2023 del 28/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore generale ha impugnato la sentenza del Tribunale di Firenze che aveva dichiarato non doversi procedere per intervenuta remissione di querela nei confronti degli imputati per i reati contestati (artt. 110, 81, 615-ter e 640-ter c.p.). L'Ufficio ricorrente ha denunciato la violazione dell'art. 640-ter c.p., sostenendo che il fatto era stato commesso mediante l'utilizzo del codice di accesso personale al conto banco-postale della persona offesa, integrando l'aggravante di "furto o indebito utilizzo dell'identità digitale" e rendendo così il reato procedibile d'ufficio, con conseguente inammissibilità della remissione di querela come causa di estinzione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha richiamato la giurisprudenza secondo cui la nozione di "identità digitale" ai fini dell'aggravante dell'art. 640-ter non richiede una procedura di validazione della pubblica amministrazione e si applica anche all'uso di credenziali di accesso a sistemi gestiti da privati (es. home banking). Avendo il capo di imputazione contestato l'ipotesi aggravata, il reato doveva ritenersi procedibile d'ufficio e il Tribunale non poteva dichiararne l'estinzione per remissione di querela. La sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio e gli atti sono stati trasmessi alla Corte di Appello di Firenze per il prosieguo ai sensi dell'art. 569, comma 4, c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 110 cod. pen.

    Norma citata in relazione al concorso di persone nel fatto; non viene specificamente rielaborata nella motivazione della Cassazione

  • art. 81 cod. pen.

    Norma citata (concorrenza di reati/continuazione); non è fornita una interpretazione specifica nel testo della sentenza

  • art. 615-ter cod. pen.

    Riferita come fattispecie di accesso abusivo a sistemi informatici; la sentenza richiama che l'utilizzo di credenziali private può rientrare nelle fattispecie informatiche rilevanti

  • art. 640-ter cod. pen.

    Interpretata dalla Corte come comprensiva dell'aggravante per "furto o indebito utilizzo dell'identità digitale" anche quando l'identità digitale consista in credenziali d'accesso a sistemi gestiti da privati; tale aggravante rende il reato procedibile d'ufficio

  • art. 23 co. 8 D.L. n. 137/2020

    Richiamato solo in relazione alla presentazione di conclusioni scritte dal Sostituto Procuratore Generale; non oggetto di interpretazione sostanziale nella sentenza

  • art. 569, comma 4, cod. proc. pen.

    Norma applicata per la destinazione degli atti: la Cassazione annulla senza rinvio la sentenza e dispone la trasmissione degli atti alla Corte di Appello per l'ulteriore corso

Massime di principio

  • Quando l'imputazione include l'aggravante di "identità digitale" ai sensi dell'art. 640-ter, comma terzo, il reato può essere procedibile d'ufficio anche se l'accesso è avvenuto a sistemi gestiti da privati (es. home banking); in tali casi la remissione di querela non estingue il reato.
  • È essenziale verificare il contenuto formale del capo di imputazione: se da esso emerge l'utilizzo di credenziali/dati di accesso che rientrano nella nozione di "identità digitale", la perseguibilità d'ufficio può essere fatta valere e bloccare effetti estintivi derivanti da querela/remissione.
  • La nozione di "identità digitale" non è circoscritta a sistemi o procedure di validazione della pubblica amministrazione, ma può comprendere credenziali riferite a servizi privati.
  • Se il giudice di merito dichiara l'estinzione del reato per remissione di querela senza aver valutato l'eventuale rilevanza di un'aggravante che rende il reato procedibile d'ufficio, la decisione è vulnerabile di annullamento in Cassazione.
  • In presenza di errori di qualificazione della procedibilità (querelaable vs procedibile d'ufficio), la Cassazione può annullare la sentenza e disporre la trasmissione degli atti alla Corte d'Appello per il prosieguo del giudizio.

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