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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 48296/2023 del 04/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza di merito per violazione di legge e vizio di motivazione: il ricorrente sosteneva che le condotte contestate come riciclaggio fossero al più tentativo, ovvero dovessero essere derubricate a ricettazione, perché i veicoli sequestrati conservavano ancora segni identificativi (targhe e dati identificativi) e le operazioni di occultamento erano rimaste allo stadio del tentativo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha confermato che, pur essendo la giurisprudenza non univoca sul punto, nel caso concreto alcune delle operazioni (smontaggio di parti, asportazione di targhe o di porzioni di telaio con targhetta identificativa, scocca pressata) erano idonee a recidere il collegamento con la provenienza furtiva dei mezzi e dunque integravano il reato consumato di riciclaggio. Ha inoltre osservato che la pena inflitta nei gradi di merito corrispondeva al minimo edittale per un unico fatto di riciclaggio e che i giudici di merito non avevano aumentato la pena per continuazione interna; pertanto la questione della configurabilità generale del tentativo non era decisiva nel caso concreto. Condanna alle spese processuali a carico del ricorrente.

Norme richiamate

  • art. 648-bis c.p. (riciclaggio)

    "... compie in relazione ad essi altre operazioni in modo da ostacolare l'identificazione della loro provenienza delittuosa"

    La Corte evidenzia l'interpretazione contrastante della formula "in modo da ostacolare": secondo parte della giurisprudenza la norma è a consumazione anticipata (basta l'atto idoneo ad ostacolare l'identificazione), secondo altra parte la consumazione richiede operazioni effettivamente idonee a recidere il collegamento con il titolare originario. Nel caso concreto la Corte ritiene provate operazioni che hanno effettivamente ostacolato o reciso la tracciabilità, integrando il reato consumato.

  • DL 137/2020, art. 23, comma 8

    Richiamato esclusivamente in riferimento alle conclusioni scritte della Procura Generale trasmesse ai sensi della norma; non incide sul merito sostanziale della questione, ma attesta la partecipazione del Pubblico Ministero nelle valutazioni sull'inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • La qualificazione di riciclaggio consumato o tentato dipende essenzialmente dall'effettiva incidenza delle operazioni compiute sulla tracciabilità del bene: se gli atti hanno già reciso o reso in concreto difficoltosa l'identificazione (es. rimozione della targhetta identificativa, parti pressate, assenza della targa), è più probabile che il reato sia consumato.
  • Operazioni materiali di smontaggio e asportazione di parti identificative dei veicoli sono spesso considerate idonee a integrare il riciclaggio consumato, in linea con precedenti della Cassazione che hanno ritenuto consumazione anche per atti 'anticipati' idonei a ostacolare l'identificazione.
  • Se le operazioni rimangono esclusivamente preparatorie e la riconducibilità del bene al proprietario originario è ancora agevole (dati identificativi integro), può trovare spazio la qualificazione come tentativo; la valutazione è fattuale e richiede esame degli atti istruttori e delle risultanze di perquisizione/sequestro.
  • La giurisprudenza è tuttavia divisa: in situazioni marginali il giudice deve motivare chiaramente la scelta interpretativa, confrontandosi con la dottrina e le pronunce contrastanti sull'interpretazione della locuzione "in modo da ostacolare".
  • Sul piano della pena, anche se alcune condotte fossero considerate tentativo, la presenza di almeno un fatto consumato può rendere irrilevante la derubricazione rispetto al montante sanzionatorio effettivamente applicato, per cui è necessario distinguere l'accertamento della fattispecie dall'effetto sul piano sanzionatorio.

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